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la traduzione del 1° luglioFunerali romani/2

Luigi Castagna martedì 8 luglio 2014
Funerale plebeo o silenzioso si diceva quello celebrato di fretta per i poveri. Quando moriva un fanciullo o una fanciulla – ciò che accadeva più spesso di oggi – questo funerale si diceva acerbo e si celebrava di notte.Quando moriva uno di nobile famiglia, il funerale si svolgeva solennemente o a spese private o a spese pubbliche. «Libitinarii» eran detti coloro che di mestiere gestivano le pompe funebri: sebbene fossero ricchi, erano disprezzati con una certa diminuzione di rango. I «libitinarii» mandavano a casa del morto i «pollinctores», che lavavano ed ungevano il corpo per esporlo al pubblico nell'atrio. «Vespilloni» erano detti coloro che deponevano il corpo nella bara per mandarlo al rogo o all'inumazione. «Dissignatori» eran detti quanti dirigevano la processione.La morte di qualcuno era annunciata agli amici non con brevi lettere come si fa da noi, ma tramite messaggeri che indicavano le esequie. Le parole per i messaggi funebri eran sempre le stesse: Varrone e Festo ce le hanno tramandate: «Ollus Quiris leto datust», cioè «quel cittadino – e veniva aggiunto il nome – è venuto a morte». Perciò i funerali con annuncio funebre erano detti «indittivi».Canti dei flauti, delle tube, dei corni erano eseguiti in sinfonia. Seguivano le prefiche che ululavano lugubri. Nelle esequie dei nobili si eseguiva la nenia e come cantore si sceglieva un giovane di quella famiglia che cantava le lodi e la carriera pubblica del morto.Sebbene si invitassero anche i mimi per tollerare con scherzi il lutto, le esequie dei Romani offrivano uno spettacolo solenne. Disse Polibio: «Un giovane che ami la gloria mai vedrà uno spettacolo tanto solenne». Dietro ai patrizi che vantavano una lunga serie di avi seguivano i littori e i ritratti degli avi, e le donne senza ornamenti con i capelli sparsi.La processione funebre percorreva la via Sacra fino ai rostri, dove si recitava l'elogio funebre. C'è chi oggi ritiene che quegli elogi abbiano preceduto gli epigrammi funerari in distici ed anche la parte delle elegie che era pertinente al dolore.