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La traduzione del 13 dicembreIlluminante esempio di concordia

Luigi Miraglia martedì 20 dicembre 2016
«Creasti una sola patria per popoli diversi» (Rutilio Namaziano, 1, 63).
Già abbiamo discusso dell'Utopia, quell'idea di Stato che dallo stesso nome si capisce quanto disti dalla realtà. Vorrei adesso trattare di quelle cittadelle, fondate da sacerdoti della Compagnia di Gesù nel secolo XVII e XVIII in America meridionale, dove gli aborigeni, che prima eran ridotti in schiavitù dai coloni spagnoli, o erano sempre vessati dalla guerra, vissero in pace, grazie a un'equa distribuzione di leggi e di risorse. Questa vicenda, se la toglieremo dalla polvere degli annali, sembrerà in modo sorprendente riguardare anche l'età nostra. I gesuiti anzitutto curarono di insegnare agli aborigeni ad arare i campi, a superare le miserie di un vitto silvestre anche con semplici coltivazioni, a placare i conflitti con i vicini pensando al bene comune. Che dire delle condizioni in cui quelle "riduzioni" – così, infatti, furon chiamate – fiorivano benissimo grazie alla loro operosità? Inoltre gli abitanti non erano mai così oppressi dalla fatica, da non aver tempo per cose più alte: ogni giorno, infatti, ci dicono i documenti, eran dediti per 6 ore a coltivare i campi e agli altri cómpiti, mentre usavano il resto della giornata per le buone arti e la cultura dell'animo. Dunque capirai facilmente che i gesuiti videro in modo chiaro e distinto ciò in cui i loro predecessori erano del tutto offuscati: ossia come spartire una vita comunitaria con genti diverse. E ciò non l'inculcarono col ferro e col fuoco, né lo costruirono sulle rovine d'una cultura distrutta, ma piuttosto presentando con concordia e benevolenza i benefici di quella vita, che proponevano agli indios da imitare. Oggi invece, quando parliamo della convivenza di popoli diversi, temiamo soprattutto che da un fitto scambio di relazioni nascano contese. Eppure raramente ragioniamo su cosa di buono loro a noi e noi a loro avremmo da arrecare, da cui conseguire vicendevoli vantaggi. Crederemo forse che, mentre i gesuiti hanno convinto uomini così diversi non solo a convivere, ma anche ad abbracciare una cultura e una fede, noi non sapremo nemmeno persuaderli a praticare la tolleranza? Bisogna tentare un'altra via, che, seppur non l'abbia ancora chiara del tutto, sono certissimo si debba illuminare con la luce della cultura e dell'umanità. Infatti il suo seme, se ben irrigato, è fiorito anche nella terra più infesta.