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La targa col nome

Riccardo Maccioni giovedì 11 novembre 2021
Ci sono premi che sanno di punizione, promozioni che diventano ridimensionamenti. Pensiamo alle strade. Fior di giuristi danno il nome a vie note per l'attività criminale e qualche intellettuale borghese storcerebbe il naso nel vedere che gli sono dedicate piazze di marginalità arrabbiate. Leggevo di un comune che ha intitolato a Paolo Borsellino un vicolo senza case che finisce in una raccolta rifiuti: a volte gli errori più che da cattiva volontà dipendono dall'onda emotiva, dal desiderio di fare in fretta. Esiste però un rovescio della medaglia, ed è quando le strade diventano scuole di storia, e di geografia. Iscriversi non costa nulla, basta alzare gli occhi. Personalmente grazie alla casa della mia infanzia ho conosciuto un sacrario della grande guerra e dopo il trasloco nell'altra città ho messo in fila le biografie di un economista e di un nobiluomo cantato dai poeti. La differenza, in ogni caso la fanno le persone. Dal lockdown in poi più che i nomi mi interessano le luci delle case e i negozi. Così al mattino ti scopri in tour tra le vetrine spente e tiri un sospiro di sollievo quando la serranda si alza. Dalla pandemia è nata una nuova solidarietà rionale, con la gente al centro. E il nome della via è solo un segnalibro nell'agenda della vita quotidiana.