Rubriche

La speranza d'Ucraina corre su maglie amiche

Mauro Berruto mercoledì 27 aprile 2022
«Buon pomeriggio! Mi chiamo Alexander Koroviakovskyi, sono ucraino. Mi sono iscritto alla mezza maratona di Orbetello il 24 aprile, ma purtroppo non potrò parteciparvi perché siamo in guerra e stiamo difendendo la nostra terra natale. Trasferite la mia registrazione, per favore, all'anno successivo. Sono sicuro che vinceremo e l'anno prossimo verrò sicuramente da voi. Grazie. Grazie Italia per il vostro supporto. Gloria all'Ucraina!». Questo è il testo di una email arrivata, il 3 marzo scorso, agli organizzatori della Orbetello Half Marathon – Giro della Laguna.
Alexander Koroviakovsky non è un campione, né un atleta di fama internazionale. Non ha lo standing e neanche lontanamente il conto in banca di quei tennisti russi e bielorussi esclusi dal torneo di Wimbledon, decisione sulla quale si sta scatenando una grande discussione. È giusto? Non lo è? Devono pagare un prezzo “politico” pur essendo sportivi e dunque latori di un messaggio che potrebbe, anzi per definizione dovrebbe, essere di pace? La decisione è complicata, non esiste una posizione che regali certezze. La sensazione è che queste esclusioni siano più un boomerang che altro, ma ancora una volta il dibattito si focalizza sui “grandi”, su coloro che con la guerra (quella vera, quella fatta di rifugi, di sirene, di bombe, di difficoltà a trovar cibo o a scaldarsi) hanno poco a che fare.
Il prezzo dell'orrore della guerra, “Avvenire” lo ripete spesso, lo pagano soprattutto gli ultimi e questo conflitto appare sempre più come un terribile colpo di coda del Novecento. I crimini, gli stupri, le fosse comuni, le vittime civili, i finti corridoi umanitari, i milioni di profughi, le trincee scavate a mani nude nell'area contaminata di Chernobyl, che stanno condannando a morte certa e lenta ragazzi giovanissimi che neppure sapevano di essere stati mandati al fronte, sono segnali inequivocabili di un potere che vuole salvare se stesso in un mondo che non esiste già più. Questo aberrante tentativo di rimettere indietro l'orologio del tempo di cento anni fallirà e con esso falliranno coloro che sono nati e si sono formati in quel mondo novecentesco e che, oggi, esercitano il potere. L'unica Z che trionferà sarà quella della “Generazione Z”, ovvero quei ragazzi e quelle ragazze che del Novecento non hanno neppure più la data di nascita, che hanno conosciuto solo un mondo aperto e connesso, senza confini, senza ossessioni identitarie, senza limiti di accesso all'informazione.
Purtroppo il tempo che servirà per arrivare a questo risultato non è dato a sapere, ma arriverà. Chissà se sarà la prossima primavera, come scriveva Alexander nella sua email agli organizzatori della mezza maratona di Orbetello. Nell'attesa, lo scorso 24 aprile, quattro atleti locali hanno corso portando al traguardo un pettorale con il nome di Alexander Koroviakovskyi. Una cosa piccola, ma bella. Un gesto di speranza, di attenzione e di rispetto, per una volta non nei confronti degli atleti che occupano le prime posizioni dei ranking mondiali, ma verso gli ultimi. Quelli che pagano, inesorabilmente, il prezzo più alto.