Rubriche

La sfida della privacy passa anche dall'orologio

Gigio Rancilio venerdì 18 giugno 2021
Ce ne siamo occupati qualche tempo fa: nel mondo digitale è in atto una grande battaglia anche economica sul fronte della privacy. Da una parte c'è Apple che sta facendo di tutto per proteggere i dati degli utenti, non solo perché la ritiene una cosa giusta ma perché è convinta che l'unico modello possibile sia un'Internet dove le persone paghino per essere libere (in questo caso i servizi di Apple, in primis). Dall'altra parte c'è Facebook (con WhatsApp, Instagram e Messenger) che è convinta che Internet debba essere gratis e che per esserlo gli utenti debbano cedere una parte dei loro dati alla pubblicità.
Al momento in questa battaglia sembra essere in netto vantaggio Apple. Tutti noi, infatti, siamo stufi di farci spiare e profilare, vedendo le nostre vite catalogate in ogni loro aspetto (dove andiamo, cosa facciamo, cosa leggiamo, cosa guardiamo, cosa pensiamo eccetera) e così sempre più utenti stanno negando alle app il permesso di tracciarli.
La questione però è molto complessa. A partire dal fatto che nel mondo le persone non solo non hanno comportamenti ed esigenze uguali, ma soprattutto hanno poteri d'acquisto molto diversi a seconda di dove vivono. Il che rischia di dare vita a una sorta di sdoppiamento di Internet: da una parte, «quello dei ricchi» (dove paghi per essere protetto, per navigare a maggiore velocità e per avere più servizi), dall'altra quello dei poveri o dei molto meno ricchi (dove i dati delle persone restano la sola moneta di scambio, con tutto ciò che ne consegue).
Non è finita qui. Perché all'interno delle stesse nazioni, delle stesse generazioni e delle stesse tipologie di utenti si registrano comportamenti molto diversi. Per esempio, a parole siamo tutti per una maggiore privacy, ma nei fatti la maggior parte degli utenti si impegna pochissimo per difenderla. I giganti del digitale, che ci tracciano da anni, lo sanno benissimo e usano tutto questo contro di noi.
Come? Eccovi un esempio di questi giorni. Apple ha deciso di proteggere la privacy degli utenti e questo sta mettendo in crisi gli affari del gruppo Facebook che si basa sulla vendita dei nostri dati alla pubblicità? Nessun problema. A stretto giro arriverà uno smartwatch targato Facebook che sarà ricco di funzioni e avrà un prezzo molto competitivo. Molti acquisteranno il nuovo prodigioso orologio digitale pieno di funzioni e in questo modo i dati che non cedevano più a Facebook attraverso l'uso dei social, arriveranno al gruppo di Zuckerberg attraverso lo smartwatch alla moda che traccerà come prima i comportamenti di chi lo userà. Anzi, lo farà meglio di prima visto che registrerà non solo i nostri spostamenti, ciò che facciamo e cosa compriamo ma anche il nostro umore e il nostro stato di salute.
Quello dell'Internet delle cose (IoT) è un mondo meraviglioso, ma più cose connettiamo tra loro e più oggetti tecnologici avranno accesso a pezzi delle nostre vite e più non basterà un gigante come Apple che proverà a difenderci anche solo per interesse. Mi spiace ripeterlo, ma gli unici che possono difenderci siamo noi. A partire da un uso sempre più responsabile del digitale. Poi arriverà la politica, poi (forse) arriveranno buone leggi, ma nessuno potrà salvarci se non lo vogliamo noi per primi. In ballo c'è la nostra libertà. Prima lo capiamo e prima possiamo iniziare a difenderci nel migliore dei modi. Anche da un (apparentemente) banalissimo orologio.