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La sedia

Riccardo Maccioni giovedì 25 novembre 2021
Se vuoi sapere l'umore di una città devi andare al mercato. Uno di quelli rionali, con i prezzi scritti a pennarello sul cartone, che finiscono sempre a 99 centesimi e mai a cifra intera. Prova a intrufolarti tra le persone in fila, per scoprire che la frutta brutta spesso è la più buona e che il venditore maghrebino ha imparato anche il dialetto. Dove vado io c'è sempre un signore che sistema l'impagliatura delle sedie, mestiere ormai di pochi. Negli anni il baffo si è parecchio ingrigito ma lui si mette sempre lì, davanti alla vetrina dell'ex banca, a parlare di calcio con l'amico che gli fa compagnia. Mi ricorda le stradine delle cittadine di mare, dove anche in autunno la gente tira fuori gli scanni e si siede davanti alla porta di casa. Commenta l'attualità paesana, beve qualcosa di dolce, e non manca mai una risata e un pettegolezzo. Un mini social in formato popolare che se ti prende di mira fa molto male, ma quasi sempre, se indugia sulla sofferenza, è per cercare nel pacchetto delle cose da dire, qualcosa che assomigli il più possibile alla compassione. Si rimane così per ore sulle sedie, uno vicino all'altro a fare muro contro l'indifferenza. Perché la ferita che brucia dentro, se sminuzzata e condivisa, a volte la senti meno.