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La sapienza di un quasi blogger che non smette di farsi domande

Guido Mocellin mercoledì 23 gennaio 2019
Nella quarta di copertina del suo ultimo libro, "Al di là del non-senso: dall'inquietudine alla speranza", Antonio Thellung prende immediatamente le distanze dall'«era dell'algoritmo» e dalle diverse forme di non senso che in essa «si sentono predicare». Ma non è solo per questo che mi iscrivo al gruppo dei fan, dove peraltro arrivo buon ultimo. Sto parlando infatti di un signore nato all'inizio degli anni Trenta, che si presenta come «sposo, padre, nonno, bisnonno e talvolta (come dilettante) scrittore, poeta, pittore, scultore, pilota d'auto, perito d'assicurazione, carrozziere, fondatore di Comunità, assistente di malati terminali e altro»: attività in parte pubbliche, delle quali il sito personale ( tinyurl.com/y9lstpe3 ) è testimone. Questo stesso giornale gli ha dato talvolta la parola, anche in anni recenti. Io devo invece la felice conoscenza, per ora solo digitale, a un post di Luigi Accattoli ( tinyurl.com/ycbgq5gb ), che lo ritrae come «amico scrivente che si è più volte affacciato nel blog e che più volte ho recensito» e con queste parole acuisce il mio rammarico per essere stato più volte distratto.
Provo a recuperare sfogliando in fretta le pagine del suo sito e del suo profilo Facebook, e leggendo la Premessa e i titoli dei capitoli del nuovo libro. Ne traggo la sensazione che sarebbe anche un ottimo blogger: per quel sapore di sapienza che mi arriva e che solo a certe età, e solo a certe persone, è dato di raggiungere. Pur senza dare l'idea che abbia trovato tutte le risposte alle domande di senso che, malgrado «la memoria incontinente e la mente stanca», continua a porsi. Con stordita ammirazione, constato che tale sapienza si è formata per molta parte alla «scuola del morire» che egli ha frequentato, assieme all'amico-fratello-figlio Elio, «nei lunghi anni di coinvolgenti assistenze» a malati terminali.