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Villana de Botti. La sacralità della vita oltre ogni mondanità

Matteo Liut mercoledì 29 gennaio 2014
Nel 1348 una terribile epidemia di peste colpì Firenze, già provata da una crisi economica che in parte ricorda quella attuale. I pochi sopravvissuti non di rado si diedero a vite dissolute, facendo della mondanità il proprio stile di vita. Tra questi vi era anche Villana, nobildonna della famiglia Botti, nata nel 1332: era stata una ragazza devota, ma dopo la peste e il matrimonio nel 1351 preferì il puro divertimento. Una visione – il diavolo nel suo specchio – la spinse a “convertirsi” e a tornare a una vita di fede esemplare. Quando morì nel 1361, provata dalla malattia, per la gente era già santa. L'eredità spirituale di questa beata è un richiamo alla sacralità della vita anche quando questa sembra negata da crisi, disastri, decadenza morale.Altri santi. San Costanzo di Perugia, vescovo e martire (II sec.); san Valerio di Treviri, vescovo (III-IV sec.). Letture. 2 Sam 7,4-17; Sal 88; Mc 4,1-20.Ambrosiano. Sir 44, 1;48,22-25; Sal 140; Mc 4,35-41.