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Biagio. La protezione dai malanni alla gola, segno di un Dio che non ci lascia soli

Matteo Liut venerdì 3 febbraio 2023
Il Dio di Gesù Cristo è un Dio che si compagno di strada, che condivide con l’umanità tutto tranne il peccato, anche la morte, il dolore, la sofferenze e, soprattutto, la speranza. È un Dio che ci offre continuamente aiuto e consolazione. Sta a noi saper cogliere la sua presenza e trasformare il buio in luce, l’inciampo in occasione di crescita. Va letta in questo senso la devozione, da sempre cara alla tradizione popolare, verso i 14 «santi ausiliatori», ai quali viene attribuita una speciale protezione contro alcuni malanni: essi sono i testimoni della vicinanza divina nella nostra quotidianità con i suoi imprevisti e le sue prove. Tra loro c’è anche san Biagio, martire e vescovo di Sebaste, vissuto tra il III e il IV secolo: a lui è affidata la protezione dai mali della gola. Una devozione che deriva da un episodio della sua biografia: egli, infatti, avrebbe guarito miracolosamente un ragazzo (o un giovane) al quale si era conficcata una lisca di pesce proprio in gola. Secondo l’agiografia Biagio era un medico, divenuto poi vescovo; venne arrestato, torturato e ucciso nel 316 durante una persecuzione scoppiata a causa di alcuni contrasti tra gli imperatori Costantino e Licinio. Le reliquie di san Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea (Potenza), dove arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea assieme a un carico partito da Sebaste e diretto a Roma. Altri santi. Sant’Oscar (Ansgario), vescovo (800-865), beata Maria Elena Stollenwerk, religiosa (1852-1900). Letture. Romano. Eb 13,1-8; Sal 26; Mc 6,14-29. Ambrosiano. Sir 30,2-11; Sal 50 (51); Sal 50 (51). Bizantino. Eb 9,11-14; Lc 2,25-40. t.me/santoavvenire