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La prof va in Paradiso a leggere Dante con ardore

Cesare Cavalleri mercoledì 18 maggio 2022
La risacca dell' onda lunga delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante Alighieri ha lasciato sulla spiaggia letteraria rami contorti, ossi di seppia, meduse che il sole ha subito disseccato, alghe, bottiglie di plastica, sassolini levigati, ma anche - inaspettatamente - conchiglie madreperlacee che conservano l'eco del mare che le ha generate. Fra le sorprese più gradite va annoverato il libro di Giovanna Zavatti, Il Paradiso di Dante nelle nostre giornate (Book Time, pagine 216, euro 18,00). L'autrice, che ha pubblicato Perché e nonostante. L'amicizia tra Giuseppe Mazzini e la contessa Marie d'Agoult; Vita di Silvio Pellico e di Juliette Colbert, romanzi e racconti nonché Filastrocche e poesie per grandi e piccini, questa volta si presenta nella veste di docente nelle scuole superiori, una professoressa innamorata di Dante, decisa a trasmettere agli allievi quello stesso amore, offrendo proprio la Cantica più "difficile", il Paradiso, che gode fama di ostico trattato teologico. Dopo una breve introduzione anche informativa, il libro consiste di puntuali commenti a ciascuno dei trentatré canti. Commenti non per eruditi filologi, ma veri e propri inviti alla lettura, perché la poesia va letta sui testi e i commenti di Zavatti fanno gustare le principali terzine di ogni canto, testualmente riprodotte. Il fascino dei commenti sta nell'angolazione scelta per raccontarli e cioè «l'ardore che circola in tutta la Cantica, di cui è una componente fondamentale». Che cos'è questo ardore? È l'ardore della conoscenza, «è tensione ma non nel senso di nervosismo o emotività, quanto nel senso di direzione amata e voluta verso un obiettivo: solo se ben tesa la corda di un violino può risuonare armoniosamente, solo se ben tesa la corda di un arco può scoccare una freccia». Ancora: «Nell'ardore non c'è il dovere, ma il volere; non c'è schiavitù, ma libertà; non c'è sfiducia, ma fede; non c'è rimpianto per il passato, ma progetto per il futuro; non c'è un evitare la fatica dell'impegno, ma assumerlo con gioia». Non viene già voglia di leggerlo un libro che comunica ardore perché scritto con ardore? Ed è l'ardore con cui Dante ha scritto il Paradiso? Zavatti non arretra neppure davanti alle pagine più "difficili": anche la preghiera di san Bernardo che invita Dante e noi a guardare la Vergine: «Riguarda ormai ne la faccia che a Cristo / più si somiglia, ché la sua chiarezza / sola ti può disporre a veder Cristo». Commento: «Dante non descrive Maria, ma ne sottolinea la luminosità, asserendo che nulla di ciò che ha visto l'ha tenuto sospeso in tanta stupita meraviglia». L'ardore sigilla anche le righe conclusive: Dante «sente che il suo ardore sta raggiungendo il culmine. San Bernardo con un sorriso gli fa cenno di guardare in alto, ma già Dante lo sta facendo da sé e la sua vista, diventando più pura, penetra sempre più nel raggio divino».