Rubriche

La prima registrazione mondiale della storica «Missa Piena» di Paër

Andrea Milanesi domenica 11 gennaio 2009
La prima registrazione mondiale
della Missa piena in re minore di
Ferdinando Paër (1771-1839)
rappresenta un evento storico di particolare
interesse, sotto tutti i punti di
vista. Al di là della preziosa riscoperta
di un'opera di assoluto valore ormai
caduta in oblio, il richiamo proviene
indubbiamente anche dal prestigio e
dall'alto blasone delle compagini impegnate
in tale progetto; al fianco della
plurisecolare formazione corale del
Dresdner Kreuzchor troviamo infatti
l'orchestra della Staatskapelle Dresden,
antichissima istituzione musicale
tedesca la cui fondazione risale
al 1548, guidata nel passato da maestri
del calibro di Heinrich Schütz, Richard
Wagner e, in tempi più recenti,
da Karl Böhm e dal compianto Giuseppe
Sinopoli.
Due tra i maggiori protagonisti della
scena musicale internazionale si sono
dunque riuniti per rendere omaggio
all'arte sacra di Paër, autore oggi
trascurato ma che godette in vita di una
considerevole stima: nominato
maestro di cappella presso il Ducato
di Parma (sua città natale), nel 1798
passò all'Hoftheater di Vienna e nel
1802 si trasferì a Dresda in veste di Kapellmeister
di corte; qui nel 1805 concepì
la maestosa Missa piena, appena
due anni prima di essere chiamato
da Napoleone a Parigi, dove assunse
la direzione della Cappella Imperiale
e del Théâtre-Italien (per qualche
anno al fianco di Gioachino Rossini,
suo acerrimo rivale) e dove poi
diventò Direttore della musica da camera
del sovrano Luigi Filippo
d'Orléans.
Una carriera luminosa, dedicata prevalentemente
al teatro d'opera ma
che, come dimostra questo lavoro liturgico,
ha disseminato di preziose
testimonianze ogni forma e ogni genere
compositivo all'epoca in voga;
sotto la direzione di Roderich Kreile,
la Missa piena di Paër (cd pubblicato
da Carus e distribuito da Jupiter) rivela
così i tratti distintivi di uno stile
elegante, piacevole, melodicamente
ricco, con una precisa caratterizzazione
espressiva e drammatica, che
trova i momenti più riusciti e ispirati
negli episodi fugati del Kyrie e del Gloria,
nella cura raffinata della scrittura
degli strumenti a fiato (e in particolare
dei legni) e soprattutto nella
virtuosistica trama vocale degli interventi
affidati ai quattro cantanti solisti
nella sezione dell'Offertorium.