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La Milano viscontea dalla penna di Pizzagalli

Cesare Cavalleri mercoledì 28 settembre 2022
Con il volume Il sogno della corona (Bur Rizzoli, pp. 304, euro 15) si conclude la trilogia viscontea di Daniela Pizzagalli, iniziata con Le battaglie della vipera (2019) e proseguita con Il potere feroce (2021). È un'impresa esemplare di divulgazione storica, avvincente molto più di certi best seller americani spesso maltradotti, che l'autrice ha condotto destreggiandosi con maestria nel labirinto di battaglie, matrimoni d'interesse, tradimenti, figli illegittimi, conflitti intra-ecclesiali in un periodo, dal 1385 al 1447, segnato dalla contemporaneità di tre papi: Giovanni XXIII (Angelo Roncalli ne riesumò il nome per il suo pontificato), Gregorio XII e Benedetto XIII, lo spagnolo Pietro de Luna che non volle partecipare al Concilio di Costanza (1414) che aveva perorato le dimissioni di tutti e tre i pretendenti e solo due anni dopo venne deposto cosicché fu resa operativa l'elezione di Oddo Colonna, che prese il nome di Martino V. A sognare la corona era Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù, che andava man mano ingrandendo i suoi territori nella speranza di ottenere dall'imperatore un titolo regale, ma si dovette accontentare, e non è poco, della nomina a duca di Milano. Per farsi strada, Gian Galeazzo non si faceva scrupoli. Il 6 maggio 1385, col pretesto di un pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese, fece arrestare l'odiato e potente zio Bernabò che, rinchiuso nel Castello di Trezzo, poco dopo morì avvelenato. Dei figli avuti dalla moglie Isabella di Valois sopravvisse soltanto Valentina, che andrà sposa di Luigi di Valois, duca di Touraine. In seconde nozze sposò disinvoltamente la cugina di primo grado Caterina, figlia dell'assassinato Bernabò, che gli diede i figli Giovanni Maria e Filippo Maria. Gian Galeazzo fu protettore di Petrarca che gli elaborò lo stemma con la colomba bianca sullo sfondo del sole raggiante e il motto: "À bon droit". Ed è sempre il duca a dare inizio alla costruzione del duomo di Milano, a gara con le cattedrali gotiche che stavano fiorendo nelle capitali del Nord. Il maleamato Giovanni Maria venne ucciso da congiurati il 16 maggio 1412 mentre si recava alla Messa: «Un colpo di spada squarciò il cranio del duca fino agli occhi. Mentre moriva, fu trascinato fino alla soglia del duomo e abbandonato lì. L'unico gesto di pietà venne da una prostituta che prese un cesto di rose e ricoprì il cadavere sfigurato». Toccò a Filippo Maria il tentativo di ricostruzione del ducato. Il duca era succube degli astrologi, era appassionato dei giochi di carte e aveva una sessualità ambigua. La risorta potenza di Milano indusse i nemici di sempre - Firenze e Venezia - a coalizzarsi contro di lui, che dovette subire anche il voltafaccia di Carmagnola, condottiero delle sue truppe che passò al soldo dei veneziani. La dinastia Visconti si estinse proseguì in linea solo femminile col matrimonio di Francesco Sforza con Bianca Maria Visconti figlia legittimata di Filippo Maria.