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La Messa da Requiem di Sgambati l'allievo di Liszt stimato da Wagner

Andrea Milanesi domenica 10 luglio 2005
La fama e la fortuna godute in vita da Giovanni Sgambati (1841-1914) sono inversamente proporzionali all'attenzione che oggi gli viene riservata da critica e addetti ai lavori; ma la sua biografia, ricca di autorevoli attestati di stima e costellata di eventi musicali di prima grandezza, consente di mettere a fuoco alcuni aspetti fondanti del panorama artistico nel nascente Stato Italiano. Quando nel 1861 Liszt si stabilì a Roma, Sgambati gli mise disposizione la propria casa in Piazza di Spagna come sede della "Scuola romana" e divenne uno degli allievi prediletti del maestro ungherese, che ebbe più volte modo di lodare le eccellenti qualità tecniche del giovane musicista: «è dotato di un virtuosismo straordinario e senza dubbio di grande effetto; suona Bach, Beethoven, Chopin, Schumann e alcuni dei miei pezzi più difficili con completa padronanza ed estrema naturalezza». Tenuto in alta considerazione dal sommo Wagner, che lo stimava «notevole pianista» e «talento originale», l'artista capitolino si dedicò con successo anche all'attività di direttore d'orchestra, consacrandosi con passione alla diffusione del glorioso repertorio di scuola germanica, presentando in prima esecuzione assoluta italiana opere come la Terza Sinfonia di Beethoven o la Dante-Symphonie di Liszt. In veste di compositore, a margine di una copiosa letteratura per tastiera, Sgambati coltivò le grandi forme sinfoniche e, unico monumentale lavoro di carattere liturgico, compose una Messa da Requiem per baritono, coro e orchestra, concepita negli ultimi anni del XIX secolo e definitivamente revisionata nel 1901, in seguito alla scomparsa di Re Umberto I. Adagiato nell'alveo delle composizioni funebri di Brahms e di Verdi, il Requiem di Sgambati rivela un'impronta espressiva "di maniera" e una forte condotta retorica, risentendo a tratti della mancanza di una concezione stilistica unitaria; la dignitosa lettura offerta dal Philharmonischer Chor Heilbronn e dalla Staatsorchester di Stoccarda, diretti da Ulrich Walddöfer (cd pubblicato da Carus e distribuito da Jupiter), individua i punti di forza della partitura nei momenti di maggior pathos e lirismo, là dove gli accenti melodici tardo-romantici si traducono in aneliti di sofferta e autentica spiritualità.