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La Madonna delle Torri, il “trittico” di Bramantino che esorcizza

Gloria Riva giovedì 4 ottobre 2018

Sul cellulare ritorna insistente un messaggio: papa Francesco chiede, in ottobre, di pregare la Madre di Dio perché protegga la Chiesa dalle insidie di Satana. Chiede di recitare in latino il Sub tuum praesidium e la preghiera all'arcangelo san Michele, voluta da Leone XIII.

Benché la necessità di difenderci contro Satana sia stata spesso richiamata dai Papi, nel contesto odierno, attraversato da problematiche sociali ed economiche di non poco conto, tale richiamo è sorprendente e forte. Questa preghiera mariana, in greco, e nell'accezione latina più antica, non parla tanto di presidio o rifugio, quanto di misericordia, cioè di viscere materne: sub tuam misericordiam confugimus, Sancta Dei Genetrix. Davvero ci rifugiamo dentro le tue viscere o Madre, tu che hai generato il Salvatore. Vien da dire così, guardando la Madonna delle Torri del Bramantino, un'opera che sembra commentare puntualmente, nonostante la distanza plurisecolare, le parole di papa Francesco. L'iconografia scelta da Bartolomeo Suardi, vero nome dell'artista, ha fatto molto discutere e, nato come Trittico, i pannelli originali sono stati uniti dall'autore. Se le due torri, alle spalle degli angeli, sembrano un'aggiunta settecentesca, l'edificio di mano dell'artista, turrito e centrale, travalica i secoli e non sfigurerebbe nelle nostre città moderne.

Cambiano i costumi e le culture, ma la lotta contro il male resta sempre uguale e pochi ne conoscono i termini: benedire, pregare giaculatorie propiziatorie, non è più di moda perciò sorprende molto il richiamo papale. Il grigio dell'edificio del Bramantino è lo stesso dell'abito della Vergine: è lei la turris eburnea, baluardo contro il male. Il manto rosso la qualifica come la regina dei martiri capace, per il martirio del suo cuore e la sua natura di corredentrice, di proteggere chiunque cerchi il suo aiuto. Attorno al trono due personaggi: San Michele e sant'Ambrogio vittoriosi, in modo diverso, sul male. Ai piedi dei due, in primo piano, ci sono figure particolari: un uomo e una rana. L'uomo barbuto visto di scorcio è Ario, nella posa dell'Appeso dei Tarocchi. Ambrogio si oppose alla sua eresia e la Vergine lo sollecita, consegnandogli una penna, a confutare, in ogni tempo, gli errori dottrinali, frutti certi del maligno. Il rospo rovesciato ed esanime, invece, ai piedi dell'Arcangelo San Michele è simbolo di Satana.
Il rospo, benché nella realtà utile alla campagna, è per le sue particolarità associato alla stregoneria e al demonio. Nel medioevo gli era attribuita la voluttà degli appetiti sessuali; la sua bruttezza e la funzione punitiva che svolse al tempo dell'Esodo (l'invasione di rane fu una delle piaghe d'Egitto) lo rende simbolo di morte e dannazione. Infine le ghiandole del suo corpo, che secernono la bufotenina potente allucinogeno, vengono usate nella magia. Un cocktail di elementi che fanno del rospo il perfetto testimonial del Maligno e delle sue macchinazioni. San Michele lo trafigge con la spada (riversa sopra il corpo dell'animale), e consegna l'uomo (l'animula) liberato dal peccato e dalla morte nelle mani della Madonna. Droga, sessualità malata, devastazione, sono elementi che tornano nella storia quale fonte di male e di perdizione. Elementi che, di là dal dettato medievale, ci circondano ancora. Ben venga allora il consiglio del Papa: ricorriamo a Maria e a San Michele perché si possa anzitutto aprire gli occhi e vedere il veleno del male sotto spoglie apparentemente innocue, proprio come nel caso del povero rospo.