Rubriche

La luce di Cristo sulle ceneri dell'umanità ferita

Gloria riva giovedì 19 febbraio 2015



«Polvere sei e polvere ritornerai» era il versetto biblico che un tempo accompagnava l'imposizione delle ceneri all'inizio della quaresima, oggi preferito a un più innocuo «Convertiti e credi al Vangelo». Eppure il senso delle ceneri era proprio lì, nascosto in un memento mori che rendeva urgente dare senso e serietà alla vita. Oggi abbiamo addolcito i gesti liturgici ma, il memento mori,
lo offre la cronaca quotidiana senza però ottenerci alcuna conversione, anzi. Alla morte ci si abitua e appare qualcosa di lontano che mai ci toccherà. Un'arte piena di cenere era quella dell'artista polacco Zdzislaw Beksinski, talmente visionario che le sue opere hanno faticato a trovare una sede museale per ricordarlo. Beksinski è morto dieci anni fa dopo aver visto gli orrori della guerra, quelli del comunismo, dopo aver visto morire la moglie prematuramente e il figlio suicida. È morto barbaramente accoltellato, ma la sua profezia vive ancora e in alcune sue opere è palese. Una impressiona per l’attualità: in un panorama fuligginoso, di cenere appunto, campeggia un albero maestoso la cui forma evoca l'albero della vita o la menorah. Certo è un albero di alberi giacché il suo tronco pare sorreggere una schiera interminabile di altre piante e non solo. Proprio in corrispondenza del tronco sta un piccolo edifico, simile a una chiesa o a un faro, che denuncia inequivocabilmente la natura religiosa dell’albero. Un cono d'ombra, però, all'orizzonte nasconde, solo per un attimo, il divampare del fuoco il quale, avendo già arso alcuni rami dell'albero sembra inarrestabile e pronto ad inghiottire il resto. Davanti all'albero un mare di fuoco o di sangue registra l'eccidio. Sembra la drammatica immagine registrata alcuni giorni fa da tutte le Tv del mondo, un tragico reportage di 21 cristiani copti giustiziati lungo il mare, colpevoli solo, come ha detto il papa, d’esser cristiani. E impressiona come Beksinski abbia posto in evidenza, quasi come firma minacciosa, una mezzaluna. Una luna nera, in primo piano, in mezzo al sangue, una luminosa, sullo sfondo come sole sinistro che sorgerà, prima o poi, su un panorama desolato. In un’altra opera un muro sta come quinta impassibile di fronte a una figura scheletrica avvolta scheletrica avvolta in un lenzuolo azzurro dalla luce sinistra. La figura è ricurva sopra una culla, dove appare ben visibile la R, forse di Rzymski (cattolico-romano), e la croce. Sulla parete sta, come promessa di un destino certo, il Cristo crocifisso. I corvi gli devastano il volto e altri sono in attesa di piombare su di lui per dilaniarlo. La scena è alquanto macabra, eppure è la profezia dell'odio anticristiano che vorrebbe cancellare dalla faccia della terra ogni sua radice. A ben guardare la foggia della morte è arabeggiante, sorveglia la creatura con la pazienza elefantina di chi ha un compito ben determinato e chiaro. La nostra quaresima inizia così con la minaccia di un potere che sa bene dove vuole arrivare e che attende, con pazienza e silenzio da anni, ciò che ora viene alla luce.
Ci sono due punti luminosi però, nel dipinto di Beksinski, uno è il cuore di Cristo, lucente e fermo come il Santissimo Sacramento, l'altro è un rigagnolo di luce che esce dalla culla. Un telo sindonico tenace che testimonia di fronte all’unguento rovesciato e alla morte la sua vittoria. Prendere le ceneri allora, sia per noi, non un rito stanco, incapace di toccare vita e cuore, ma il segno di un'urgenza: quella di riprendere in mano seriamente la nostra vita e la nostra fede. Ed essere certi, più certi, che ancora oggi è possibile del trionfo della verità. ImmaginiZdzislaw Beksinski Senza Titolo (DG-2224) cm 87 x 73, olio su faesite, 1979 Collezione dell’Artista. Zdzislaw Beksinski Senza Titolo (In hoc signo vinces: DG-2216) cm 87 x 73, olio su faesite, 1974 Collezione dell’Artista.