Rubriche

La lettura riesce a rendere migliori soltanto quelli che vogliono migliorarsi

Alfonso Berardinelli venerdì 16 febbraio 2018
Mi congratulo con il supplemento culturale Robinson di Repubblica per aver dedicato il suo ultimo numero alla questione delle questioni: «Ma la cultura ci rende migliori? Chi l' ha detto che bastano tanti libri, bei film e buona musica. Indagine sui misteri (e le trappole) del sapere. Partendo da un premio Strega...».
Meglio non partire da un premio Strega perché, io credo, per il bene di una cultura che ci renda migliori il premio Strega è irrilevante. Nella baraonda delle sue pratiche di concorso è un premio dato all'editore che in quel momento è più forte e più abile. Lo dimostra un fatto: anche quando l'autore merita, viene spesso premiato, a caso, per il suo libro peggiore. Ma farsi domande cruciali sulla cultura cominciando dai premi letterari sarebbe un errore. In realtà quella che ci dà la copertina del Robinson è una falsa notizia perché Edoardo Albinati, premio Strega 2016, apre la discussione nel modo migliore con un suo testo tratto dal volume a più voci La cultura ci rende umani (edito da Utet in collaborazione con “Dialoghi sull'uomo”, pagine 126, euro 12,00). In quanto insegnante da un quarto di secolo nel carcere di Rebibbia, Albinati non può fare a meno di chiedersi ogni giorno se e come la cultura può rendere migliori. Si tratta dunque delle radici del problema, cioè dell'insegnare e dell'imparare. Quando un insegnante ha di fronte dei bambini di scuola elementare o dei carcerati di trenta o quarant'anni e più, non può, non deve distrarsi un momento dalle sue responsabilità. «Ogni ora della vita di un individuo» (si tratti di ragazzini o di detenuti, dice Albinati) «è irripetibile e unica» e alla fine «cosa ne è stato» di tutte quelle ore di lezione?». Si può condividere quanto scrive Albinati: non è un solo libro che può «cambiarti la vita», semmai sono «tanti libri, molto diversi». Però si può anche non condividere quest'idea. Se certo un solo libro è poco, molti libri possono contare anche meno. Non bisogna confondere cultura e consumi culturali. Può succedere che più libri si divorano e meno ci si riflette. I libri dovrebbero essere come gli alimenti, come cibo mentale, morale, psicologico. Un insegnante dovrebbe parlare almeno una volta con i singoli alunni per poter consigliare loro la “dieta” di letture più adatta secondo i casi individuali e i momenti della vita. Non si tratta, poi, solo di «quali libri», ma ancora di più di «come leggere» chiedendosi perché lo si fa. Il vero leggere è un rileggere. È ricordare e tornare a pensarci. Isolare alcune pagine, alcune frasi da non dimenticare. E soprattutto: la lettura, la cultura rendono migliore solo chi si propone di migliorare.