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La gentilezza, splendida arma contro l'ostilità

Alberto Caprotti giovedì 10 gennaio 2019
Una notizia d'agenzia ci informa che Teresa Borsetti, di Brindisi, 89 anni evidentemente ben portati, nei giorni scorsi è salita su un aereo della Qatar Airways diretto a Doha. Fin qui, nulla di straordinario: in fondo una persona è vecchia veramente solo quando i suoi rimpianti superano i suoi sogni. E nonna Teresa quel sogno ce lo aveva bene in testa, da più di vent'anni. Per la precisione dall'agosto del 1997, quando lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, uno degli uomini più ricchi al mondo, era a Brindisi e passeggiava sul lungomare.
Leggenda (e i siti dei giornali locali) vogliono che allo sceicco servisse urgentemente una toilette, ma che i bar della zona fossero chiusi. Così l'emiro ha bussato casualmente alla porta di Teresa che lo ha scambiato per un normale turista. Senza sapere chi fosse, lei gli ha aperto, lo ha accolto, gli ha messo a disposizione il bagno, preparato un caffè, e insieme hanno scambiato sorrisi e parole semplici. Un gesto non dimenticato. Lo scorso ferragosto lo sceicco, arrivato nel porto di Brindisi con uno yacht da 124 metri, si è ricordato di quell'episodio di tanti anni prima, ha cercato e trovato Teresa e l'ha invitata in Qatar, dandole appuntamento a fine anno. Così nei giorni scorsi nonna Teresa ha festeggiato il suo capodanno da favola, ospitata a Doha insieme alla sua famiglia: una ventina di persone in tutto tra figli e nipoti, perché va da sé che un'occasione così, quando capita, va sfruttata per intero e non è il caso di farsi scrupoli.
Ma quel che conta è altro. La gentilezza disinteressata della signora Teresa conferma la convinzione che le azioni di ogni individuo prima o poi producono sempre un risultato da qualche parte. E hanno un senso preciso, anche quando chi le compie gliene dà un altro, oppure non gliene dà nessuno. Come conferma una delle massime più popolari del momento sui social, quella che invita a praticare “gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”.
La seconda vera notizia che rimbalza dalla storia a lieto fine d'anno sull'asse Brindisi-Qatar è che la cortesia, questa sconosciuta, invece esiste ancora. Tracce leggere come zampette impresse nella neve si segnalano ovunque, sporadiche ma resilienti. Le ascolti, ogni tanto, in coda o per strada. Anche se pronunciate con voce sottile per non sembrare antichi o impopolari: “grazie, prego, mi scusi, ha bisogno?, se non disturbo, non me ne ero accorto, si accomodi, c'era prima lei, ci mancherebbe...”. Sono parole che oliano la vita, la fanno scivolare via meglio. Magari non migliorano le cose, ma generano serenità, annullano per un attimo la sensazione di viaggiare sempre contromano.
In un mondo di scortesia cronica e obeso buzzurrismo, qualcuno che provi a essere gentile, in realtà si incontra ancora. Di solito l'anziano signore distinto, che lo fa per indole. Ma anche l'inaspettato ragazzotto trasandato e con le cuffie in testa, che si alza per lasciare il posto in metrò a una signora. Episodi, pennellate di luce che ci inducono a pensare che l'umanità non ha smarrito del tutto il seme della convivenza elegante e delicata. Che è tanto bella perché quasi sempre genera emulazione, o almeno obbliga a pensare quando la incontri. E spesso costringe a farti arrossire quando ti accorgi di non averla praticata: per disattenzione, o per aver perso l'attimo giusto. Quella cortesia che quasi sempre non costa nulla, ma che lascia comunque un segno prezioso dietro di sé.
Wayne W. Dyer, uno psicoterapeuta americano, ha scritto: «Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile». Probabilmente perché la gentilezza come scelta e non come consuetudine imposta, è una splendida arma contro l'ostilità, la discriminazione, l'esclusione. Fa crescere uomini con un cuore e una testa, uomini educati, uomini di stile. Soprattutto uomini.