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La fenomenologia di Scheler che ispirò il Papa filosofo

Paolo Massobrio, Giorgio Calabrese giovedì 28 febbraio 2019
Non si può capire la Pasqua senza il battesimo, nè il battesimo senza la Pasqua. Col battesimo, fondamento di tutta la vita cristiana, i bambini diventano figli di Dio, riceverà il dono dello Spirito Santo, diventerà partecipe della missione di Cristo come sacerdote, re e profeta, verrà cioè catapultato nella vita intra–trinitaria; entrerà a far parte della Chiesa di Dio e, dunque, diventerà testimone della resurrezione; sarà cosparso dell’olio per il combattimento, rinuncerà infatti a Satana e sceglierà Gesù; infine sarà unto con l’olio regale come segno del massimo onore. Tutto questo, però, sarà l’inizio di un cammino graduale che giorno dopo giorno, anno dopo anno, pasqua dopo pasqua, dovrà percorrere per riscoprire la forza e le grazie di questo Sacramento. Il Battesimo infatti non è una realtà puntuale o un rito magico, ma una «realtà dinamica e viva, un continuo processo di crescita e di perfezionamento della fede». È per questo che la Chiesa oggi vede la necessità che i battezzati seguano un catecumenato post–battesimale per ripercorrere il cammino catecumenale e scoprire tutte le ricchezze della vita cristiana raccolte nel sacramento del battesimo. Sintesi del nostro credo è il Mysterium Paschale cioè la passione, morte e risurrezione di Gesù: la celebrazione di questo evento culmina nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, una lunga notte di attesa dell’alba, della luce, della festa per la resurrezione di Gesù. Nel preconio pasquale, il tradizionale inno che è l’annuncio solenne della Pasqua, si intrecciano tre piani teologici legati a questa festa. La Pasqua ebraica (la liberazione dall’Egitto), la Pasqua di Gesù (la sua risurrezione) e la Pasqua della Chiesa (la nostra liberazione dal peccato e dalla morte). Questi avvenimenti sono racchiusi e significati nel sacramento del Battesimo, il sacramento pasquale per eccellenza così come la notte di Pasqua si può definire una liturgia battesimale. Nella chiesa primitiva i battesimi si celebravano sempre a Pasqua dopo una lunga,
esigente e accurata preparazione (il catecumenato). I candidati che il vescovo e i catechisti ritenevano pronti e degni di diventare cristiani venivano ammessi al battesimo e battezzati per immersione. Difatti la parola battesimo deriva dal greco “sommergere”, “tuffare”, “immergere”. Venivano immersi per tre volte, significando i tre giorni di Gesù nel sepolcro, per poi uscire dall’acqua risorti assieme a Cristo. Il battesimo non è un rito qualsiasi, lo ha affermato anche il papa Francesco quando ha detto: «Non è una formalità. È un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Noi, con il battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia».