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La fabbrica dei best seller tra prequel e metalessi

Cesare Cavalleri mercoledì 9 settembre 2015
Ma che cos'è un best seller, chi certifica i best seller? Lo spiega Stefano Calabrese in Anatomia del best seller, 192 pagine di simpaticissima lettura, piene di intelligenza (Laterza, euro 16).Il best seller ha ben poco a che fare con la letteratura: è un prodotto che si nutre di multimedialità e facilita l'interattività col fruitore; l'opera perde la sua centralità, constata Calabrese, e si trasforma in un flusso continuo di diramazioni: prequel (dopo il successo di un libro se ne scrivono altri su come certi personaggi sarebbero stati prima di entrare nel best seller, oppure – come nel caso di Dan Brown – si ristampano libri precedenti e di minor successo dell'autore); sequel (le saghe alla Harry Potter, come i serial televisivi o cinematografici); spin off (cioè derivati: Cinquanta sfumature di grigio è uno spin off dei vampiri di Twilight, riprendendone i personaggi in salsa erotica); fake (contraffazioni), fanzine (fan+magazine, riviste prodotte da o per gli ammiratori), eccetera. E non a caso gli autori di best seller spesso provengono dalla sceneggiatura cinematografica, o diventano sceneggiatori dopo il primo successo (già nel 1970 Erich Segal aveva scritto prima la sceneggiatura di Love story, e poi il romanzo).Ci eravamo domandati: chi certifica i best seller? Le classifiche dei libri più venduti, evidentemente. E la classifica più "autorevole" è quella redatta dal New York Times, che invia un questionario standard a un campione di quattromila punti vendita librari. Attenzione: il questionario chiede i dati di vendita settimanali di un certo numero di titoli che il New York Times ritiene potenziali best seller, pur lasciando uno spazio bianco per indicare altri titoli. «I dati relativi ai best seller – sostiene Calabrese – sono dunque inquinati all'origine». Le cifre, comunque, sono impressionanti: il primato è la serie di Harry Potter con 500 milioni di copie in dieci anni, e Cinquanta sfumature di grigio ha venduto 70 milioni di copie in un solo anno.Calabrese, ordinario di Comunicazione narrativa nell'Università di Modena e Reggio Emilia, nonché docente di semiologia allo Iulm di Milano, spiega gli ingredienti del best seller: l'ipotiposi, accrescimento del grado di visibilità di qualcosa; la metalessi, osmosi tra la realtà e la finzione (tipico è Il Codice da Vinci, che mescola storia e fiction, del resto come Gomorra di Saviano); l'iperdiegesi, quando il testo è disseminato di germi narrativi che solo in parte si trasformano in storie effettivamente raccontate, e restano disponibili per eventuali sequel; e così via.Vengono esaminati in altrettanti capitoli il romanzo smart, esemplato dalla narrativa del giapponese Murakami, «Euripide del nostro tempo»; il transromanzo di Dan Brown, una mescolanza di contrari a somma zero i cui giochi vengono smontati pezzo per pezzo (oltretutto Dan Brown è tacciato di misandrìa, «cioè odia gli uomini e ritiene che le donne rappresentino il top di gamma dell'umanità, come dimostrerà la Maria Maddalena del Codice da Vinci»); il romanzo immersivo, come gli Hunger Games di Suzanne Collins; il romanzo magico (Harry Potter); il romanzo emozionale, tipico dell'Alchimista e degli altri libri di Paulo Coelho.Particolarmente severo Stefano Calabrese è con Il cacciatore di aquiloni: «Il romanzo ad Alta Leggibilità di Hosseini è un'autentica fetenzìa», peraltro esemplificativo del mito, non solo americano, del Sé redentivo, parafrasi al ribasso di Delitto e castigo, e tuttavia decisivo «per il costituirsi delle grandi collettività e per il futuro dell'homo narrans, colui che deve fingere se vuole essere». Un libro da leggere per continuare a non leggere i best seller o per smettere di leggerli.