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La commozione della fede viva fra i ceri di una festa di paese

Maria Romana De Gasperi sabato 9 febbraio 2013
Erano quattro amiche in una piccola macchina di colore grigio azzurro e in quello spazio ristretto, riscaldato dalle discussioni, una di loro non seppe rinunciare ad accendere una sigaretta. Parlavano tutte assieme, non lasciando spazio all'opinione una dell'altra, ma avevano scelto questo giorno di vacanza per ritornare al loro paese per la festa della candelora. I problemi della famiglia che ognuno porta dentro di sé, erano finalmente dimenticati e sembrava loro di essere ritornate giovani e libere del proprio tempo. La festa dei ceri che, nella memoria di pochi, ricorda, con la Presentazione di Gesù al tempio, anche la Purificazione di Maria Vergine, resta oggi ancora viva per i suoi proverbi come «Quando vien la Candelora de l'inverno semo fora, ma se piove e tira vento de l'inverno semo dentro». Pioveva e il vento faceva quasi sbandare la piccola macchina con le quattro signore che ritornavano per un giorno al proprio paese. Lo si vedeva da lontano il castello di Frasso Sabino. Alto e severo nelle sue pietre senza ornamento o capriccio di autore, dominava la Sabina senza rivali. Tutto attorno la campagna coltivata a ulivi, le cupe forre di alberi vecchi e contorti dove si potevano indovinare storie e leggende e già nel salire la strada piena di curve strette si sentivano le voci di chi seguiva la processione con le candele accese. La banda dei paesi attorno precedeva quel cammino antico fino alla chiesa modesta nel suo aspetto esteriore, ma arricchita all'interno di qualche tela d'autore. La tradizione voleva che la figura d'argento della Madonna, alta 30 centimetri fosse portata nella casa di chi l'avrebbe tenuta ospite nel corso di un anno. Le famiglie del paese facevano a gara per averla e ottenuto il privilegio aprivano le porte perché tutti potessero entrare a pregare e soprattutto consumare una ricca colazione. Gli incontri fra chi non abitava più quelle contrade, i ricordi, l'abbraccio e il sorriso, il vestito della festa e la banda che continuava a suonare restituiva al castello, con le sue finestre chiuse, la vita di un tempo. In mezzo a tutto questo avevo la spiacevole sensazione di sentirmi fuori, come quando si va a una riunione di amici con l'abito sbagliato, finché un bambino mi prese la mano dicendomi: guarda la tua candela si è spenta, vuoi accendere con la mia? Allora ho sentito che anche per me quello era il mio paese e presi a cantare assieme agli altri le lodi in un latino che un professore avrebbe trovato pieno di errori, ma caldo di preghiere a quella piccola Madonna d'argento. Poi le voci vennero spente dal vento assieme ai ceri. Le quattro signore ripresero la macchina e incominciarono a litigare su chi avrebbero votato alle prossime elezioni.