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La buona novella sulla via di Damasco

Andrea Fagioli martedì 18 luglio 2017
Mentre Canale 5 chiude Le frontiere dello spirito, proseguono sui canali Rai le trasmissioni religiose come A Sua immagine, la domenica mattina (Rai 1), e Sulla via di Damasco, il sabato alle 8,45 (Rai 2). Quest'ultima, che andrà avanti tutta l'estate, è condotta da ben quindici anni, pur sotto titoli diversi (Prossimo tuo, Millennium, Terzo Millennio), da Giovanni D'Ercole, religioso dell'Opera Don Orione, diventato vescovo nel frattempo dopo essere stato, tra le tante altre cose, vicedirettore della Sala stampa vaticana. Sulla via di Damasco, oltre ad avvalersi della competenza e dell'affabilità del conduttore, riesce a spaziare tra esperienze locali come la Scuola di evangelizzazione fondata a Firenze da don Gianni Castorani (argomento dell'8 luglio) a veri e propri reportage di respiro internazionale come sabato scorso per una puntata interamente dedicata al Messico (“La guerra invisibile”) sulla base di un'intervista a padre Alejandro Solaninde, candidato al Premio Nobel per la pace 2017 per il suo impegno in difesa dei migranti, e alla collega Lucia Capuzzi, della redazione esteri di “Avvenire”, esperta di questioni latinoamericane. Insieme hanno anche realizzato il libro-testimonianza I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (Editrice missionaria italiana), in libreria dal maggio scorso con la prefazione di don Luigi Ciotti. Per padre Alejandro il migrante è il protagonista della storia attuale («l'indicatore storico più importante che abbiamo»). In poche parole, a giudizio del religioso messicano, «il migrante è Gesù». Da qui lo slancio per una missione accanto ai disgraziati che ogni giorno, per settimane, rischiano la vita per attraversare il Paese verso la frontiera del Nord. Per farlo ci impiegano anche un mese. «In Messico - spiega Lucia Capuzzi - è in corso una narcoguerra che rende il Paese il secondo più violento al mondo dopo la Siria. Un Paese dove tutti i cittadini sono a rischio, i migranti più degli altri, donne e bambini in particolare». Monsignor D'Ercole parla di episodi raccapriccianti, di storie ignorate dai grandi media e che invece la sua trasmissione porta giustamente a conoscenza di un pubblico che meriterebbe di essere più vasto di quello che si può mettere insieme in un sabato mattina di metà luglio.