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L'orologio da polso

Riccardo Maccioni giovedì 21 ottobre 2021
A volte per capire meglio una persona è utile guardarle i polsi. Vedere se sono sgombri o carichi di braccialetti, osservare quale orologio indossano. Più del modello e del suo valore intriga lo stile, il colore del cinturino, la scelta tra pelle, plastica e metallo. Alcuni optano per il quadrante scuro dei computerini gravidi di dati, altri puntano sull'originalità della forma, c'è chi si preoccupa dell'abbinamento con la giacca o la camicia. L'orologio come trend modaiolo, come particolare da esibire oppure come semplice accessorio. La differenza è nel compito che gli affidiamo, se cioè la misura delle ore detta solo l'agenda dei nostri impegni o se in qualche modo ci definisce. Perché al polso portiamo il ritmo delle nostre giornate, il desiderio di colorarle o viceversa il pessimismo di chi si limita a subire. Non è la cura del tempo, che richiede altro, ma la sua conta, il suo respiro, magari la consapevolezza che qualcuno ci aspetta. Un terreno di uso quotidiano, quasi neutro, dove la differenza non sta in “cosa” ma in “chi” indossiamo. L'orologio è un regalo di compleanno, il ricordo di un anniversario, è, soprattutto, la persona che ce l'ha donato. E qualcuno - fortunato! - mette le lancette avanti per abbreviare il tempo che lo separa da lei.