Rubriche

L'immenso e noi

José Tolentino Mendonça sabato 18 maggio 2019
Nel 1917, il poeta Giuseppe Ungaretti scrisse una delle più celebri poesie del XX secolo. Si tratta di un componimento brevissimo, che consiste in questo: «M'illumino d'immenso». Quale che sia l'ermeneutica che noi ne facciamo, è importante interrogarsi sul suo significato esistenziale. Che cosa può rappresentare per la vita di ognuno di noi illuminarsi di ciò che è immenso? È vero che il disegno di questi due versi sembra un fiore che fluttua nella levità del tempo. È una specie di scintillio, di leggerezza, di incantamento e di delizia davanti all'essere. Ne abbiamo così bisogno! Abbiamo bisogno di scoprire questa arte di esistere nella fiducia e nello stupore delle piccole cose, attraverso le quali l'immensità ci rende visita. Invece, non di rado la nostra esperienza quotidiana è in totale dissonanza con questa leggerezza. Ci sentiamo senza forza e senza grazia, con i passi sempre più pesanti, e come se il nostro cuore non fosse niente di più che una casa nel buio.
Ora, forse ci aiuterà sapere che questa poesia - che contiene uno straordinario programma di vita - fu scritta quando Ungaretti si trovava, come soldato, sul fronte di battaglia nella Prima guerra mondiale, in trincea, in un mondo in rovina. E forse comprendiamo in questo modo che neppure le difficoltà ci sottraggono al dovere della grande celebrazione di quel dono che è essere vivi.