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L'ex manager di WhatsApp che vuole cambiare i social

Gigio Rancilio venerdì 6 maggio 2022
Come si aggiusta il mondo dei social? Meglio: come facciamo a cambiare un sistema che ogni giorno di più mostra limiti, errori e colpe? Il miliardario Elon Musk, come ormai sappiamo, ha una sua ricetta sintetizzabile nello slogan «libertà di parola a tutti». Ma c'è chi la pensa diversamente. Per esempio ci sono fior di studi che sostengono che per inquinare meno le nostre vite gli eccessi social (fake news e offese comprese) andrebbero trattati come la posta spam e quindi eliminati. In queste ore (mentre Mark Zuckerberg era in Italia) hanno suscitato scalpore le dichiarazioni di Neeraj Arora, che otto anni fa era uno dei capi di WhatsApp, l'app di messaggistica che fu comprata da Facebook per 19 miliardi di dollari. «Mi pento di avere partecipato a quella vendita» ha scritto sul suo profilo Twitter. Aggiungendo alcuni particolari importanti: «Avevamo chiaramente chiesto a Facebook di non sfruttare in alcun modo i dati degli utenti di WhatsApp, di non mettere nell'app pubblicità e di non usarla per tracciare cosa le persone facevano. Facebook ci ha fatto credere di essere d'accordo. Invece...». Nessuno di noi, ha continuato Arora su Twitter, «pensava allora che Facebook sarebbe diventato un mostro di Frankenstein che divora i dati degli utenti e fa soldi con ogni mezzo». Parole durissime. Che si concludono con un appello: «Le aziende tecnologiche devono ammettere di avere sbagliato».
Non è la prima volta che gli ex capi di WhatsApp attaccano Zuckerberg. Quando nel 2018 scoppiò lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica, il fondatore di WhatsApp Brian Acton lanciò la campagna #deletefacebook («cancella Facebook»). Oggi, secondo Arora, la mania espansionistica di gruppi come Meta (l'ex Facebook) rischia di fare danni ancor più grandi a tutti noi. «WhatsApp oggi è la seconda più grande piattaforma di Meta dopo Facebook, più grande di Instagram e di Messenger. Ma quello che è rimasto di WhatsApp è solo un'ombra del prodotto originale, che era stato creato per aiutare le persone a comunicare gratis da una parte all'altra del mondo.
Quindi, aggiungiamo noi, cosa si può fare per cambiare la rotta? Arora una sua idea ce l'ha. Si chiama HalloApp e lo definisce «un luogo nuovo». Un po' social e un po' app di messaggistica. «Un posto semplice, sicuro e privato per connetterti e condividere ciò che conta nella tua vita, con le persone che contano per te. Il tutto in completa privacy». HalloApp funziona così. «Utilizzi il tuo numero di telefono per connetterti con amici, familiari e colleghi a cui sei già connesso tramite la tua rubrica. Pensiamo che se condividi il tuo numero di telefono con qualcuno, significa che è importante per te. Così rafforzi e costruisci relazioni vere senza l'ansia di ottenere fan o follower». Con una promessa non da poco: «In HalloApp non ci sono aziende, influencer o pubblicità che intasano il tuo smartphone». Il tutto con la massima privacy: «Non raccogliamo, memorizziamo o utilizziamo mai informazioni personali. Nessuno potrà mai leggere le tue chat a parte te e le persone con le quali stai chattando» Perché «a differenza dei social network, HalloApp crede che la privacy sia un diritto umano fondamentale».
Ovviamente non basterà questo a cambiare le cose. Perché senza la partecipazione attiva delle persone (cioè, di ognuno di noi) progetti simili rischiano di rimanere al palo, confermando al mondo tecnologico che funziona solo l'altro modello. Quello dove dominano soldi, pubblicità e la compravendita dei nostri dati. Sta anche a noi provare a invertire la tendenza.