Rubriche

L'enigma della vita lontana nel poema totale e impraticabile di Giancarlo Majorino

Alfonso Berardinelli sabato 28 febbraio 2009
Sono alcuni mesi che ho ricevuto Viaggio nella presenza del tempo (Mondadori, pagine 423, euro 13,00), il libro totale di Giancarlo Majorino, il suo poema senza limiti e senza confini: versi e prosa, politica, idee, incontri, sogni, filosofia, appunti. «Questo straordinario poema, scritto dal 1969 al 2007, è l'opera più importante di Giancarlo Majorino, e sicuramente uno degli eventi di maggior rilievo della nostra poesia contemporanea», dice la quarta di copertina. Majorino è un autore che stimo e di cui ho scritto. È un poeta intelligente come ormai ce ne sono pochi. La categoria del poeta intellettuale, a cui lui appartiene, si è quasi estinta. Ma questo libro mi spaventa. Non riesco a leggerlo. Forse è colpa mia, forse il libro ha un "carattere difficile", chiede troppo al lettore, e non si fa capire. La totalità magmatica di narrativa, saggistica, poesia si presenta come una massa di appunti che testardamente rifiutano di prendere una forma più accessibile al lettore o alle sue abitudini.
Questo libro ha qualcosa di enigmatico. Somiglia a un enorme sintomo, a una sconfinata, incurabile patologia. È il corpo agonizzante di una poesia che vuole essere totale in assenza di ogni pensabile o esperibile totalità. È il rifiuto del poeta di trasformare i suoi appunti e frammenti in una forma letteraria abitabile, tollerabile, riconosciuta. Con ambiziosa modestia Majorino esemplifica la paralisi dell'immaginazione e della costruzione letteraria di fronte al mostruoso grigiore del mondo, un mondo pieno del suo stesso vuoto. Questo mondo ha però un enorme, indomabile inconscio biologico, un inconscio preumano e postumano, dove tutto è in metamorfosi. L'inconscio di questo mondo è così, in realtà, anche la fine di questo mondo, cosa che dà all'autore una scossa di allegria. Il poema della Milano impiegatizia, commerciale, bancaria, operaia, militante, manageriale, europea, è un poema globale senza forma né luce poetica, perché quella città e il mondo che riassume non meritano sublimazioni. Viaggio nella presenza del tempo è il poema impraticabile (fallito e riuscito) della vita lontana, dimenticata, quotidianamente amputata, eppure dovunque presente.