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L'ARCA DI NOÈ

Andrea Pedrinelli sabato 22 luglio 2017
Siete appassionati di canzoni e qualcuno cerca di convincervi che è inutile ricordare quelle di ieri, perché sono senza legami con l'oggi e non dicono nulla d'importante ai più giovani? Se vi accade, proponete a costoro il gioco del «Tema in classe». Funziona così.
Tema (assegnabile oggi a uno studente di oggi): «Che cosa vedi nel nostro presente? A che cosa sembra prepararci? Descrivi la modernità, se possibile, con linguaggio poetico». Possibile svolgimento (inattaccabile): «Vedo un volo di gabbiani telecomandati e una spiaggia di conchiglie morte… Nella notte una stella d'acciaio che confonde il marinaio… Poi vedo un toro, è disteso sulla sabbia e il suo cuore perde cherosene…. Mentre a ogni curva un cavallo di latta distrugge il cavaliere… Intanto la casa è vuota, non aspetta più nessuno… Che fatica, essere uomini!»
Domanda da fare all'interlocutore: davvero le parole del nostro «Tema in classe» non ti ricordano nulla? A questo punto, dubitiamo che il malcapitato oserà rispondere. Perché sì, è L'arca di Noè: canzone di Sergio Endrigo che nel ritornello, preveggente su come ci saremmo in fretta ridotti, cantava «Partirà, la nave partirà, dove arriverà questo non si sa…» Sì, è L'arca di Noè: una canzone di quasi cinquant'anni fa. È la prova che bisogna conoscerlo, il passato, prima di denigrarlo pensando di poterne fare a meno.