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L'albero luccicante soffre con noi i timori per l'anno che nasce

Maria Romana De Gasperi sabato 31 dicembre 2011
L'albero bianco accende a intermittenza le sue luci con un piccolo segno di angoscia per il suo futuro quando si spegnerà e per dodici mesi sarà nel buio della sua scatola. E vicino vede l'anno nuovo che nasce già adulto, carico di problemi e di domande che gli vengono poste con affanno, alle quali non sa ancora rispondere. Anch'egli è pieno di paura e batte alle nostre finestre per cercare da noi coraggio, fiducia, determinazione per il suo cammino. Quasi non vorrebbe partire dopo aver dato un'occhiata ai giornali e aver ascoltato le voci che lo dipingono come un anno difficile che porterà sacrifici a tutti e si guarda nel suo abito già un po' dimesso anche se il mondo che ha attorno riesce a bere per il suo arrivo. Guarda il giorno di domani e cerca ali per il mondo giovane e speranza per chi l'ha perduta, pensa a una fraternità sociale dimenticata, a una coscienza critica che dovrà ritornare ad essere positiva per dare un senso alla libertà. Guarda alla perseveranza da distribuire a chi dimostra insofferenza di fronte alla durezza della vita. L'anno nuovo cerca la strada di una solidarietà consapevole e di quella dirittura morale che è la trama forte di ogni ripresa della materia e dello spirito. Saremo noi a doverlo aiutare, a dargli credito anche nei momenti di maggiore preoccupazione, a offrire le nostre mani per il suo lavoro, a dargli quella sicurezza di cui avrà bisogno, a guardarlo in viso senza paura. Le rinunce saranno meno gravi se sapremo fino dall'inizio considerarle un cammino positivo e sarà un tempo migliore se chi ha di più imparerà a guardarsi attorno e a cedere qualcosa del proprio a chi ne ha maggiore bisogno. Forse riprenderemo a considerare che gli sprechi e le spese inutili sono un peccato contro l'umanità, che ad ogni generazione viene proposto un tempo difficile da superare e la pace e la serenità non vengono distribuite a peso, ma conquistate a fatica. Il nuovo anno ci ricorderà che i nostri genitori ed i nostri nonni hanno sofferto di più perché tutta l'Europa era in guerra, eppure sono riusciti a costruire per i propri figli una vita migliore. Impariamo a guardare al di là della nostra casa, al di fuori della nostra città, nei paesi del corno d'Africa dove la fame è un problema così forte da far sparire qualunque altra necessità o desiderio. Impariamo da chi è davvero povero che si può essere felici anche di poco. C'è un canto in Brasile che dice così: "Signore accetta i nostri doni in questo misterioso incontro tra la nostra povertà e la tua grandezza; noi ti offriamo le cose che tu stesso ci hai dato". Insegniamo anche ai nostri bambini che si può essere felici con poco e che alla fine di ogni esistenza ci verrà chiesto perché non abbiamo saputo usare della gioia quando ci veniva offerta.