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L'alba del Mondo Nuovo

Marina Corradi sabato 12 gennaio 2013
Milano, 1989 - È il giorno di Ognissanti, ma la sala d'attesa è piena. Donne non giovanissime, con il marito, o sole. Aspettano per ore. Il dottore, è un pioniere. "Mago della provetta", lo chiamano già i giornali.Nel suo studio, in un angolo, c'è una specie di damigiana metallica, panciuta, chiara. Dentro, spiega il dottore, congelati nell'azoto liquido stanno una ventina di embrioni, fermi nell'atto di una delle prime moltiplicazioni cellulari. Aspettano il giorno, eventuale, in cui le loro madri decideranno di tentare una nuova gravidanza. Li chiamano "sovrannumerari": un surplus delle fecondazioni in provetta. Dottore, che effetto fa avere qui delle "cose" che potrebbero diventare uomini? Lui sorride come a una domanda sciocca: «Guardi che sono quattro cellule, mica bambini...».Ma è una domanda difficile da non farsi. Chi c'è lì dentro, sospeso tra la vita e il nulla? Ne verrà al mondo qualcuna, di queste creature in fieri, o appassiranno nel loro limbo freddo finché si deciderà, con termine squisitamente industriale, di "smaltirli"?Il dottore ora ha fretta. Gli luccica al polso un Rolex d'oro. Questa sua nuova specializzazione, di oro è una miniera. L'alba del Mondo Nuovo è una damigiana metallica sotto a una scrivania, piena di figli che è scorretto chiamare bambini.