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L'agricoltura ha messo il turbo

Vittorio Spinelli sabato 19 marzo 2005
Ormai è acquisito e le cronache di questi ultimi giorni lo confermano: l'agricoltura italiana vale tantissimo. Sotto molti punti di vista. Vale perché riesce a produrre più valore aggiunto del resto dell'economia, vale come vetrina politica, vale anche per quello che significa per la manutenzione e valorizzazione del territorio. Ma, proprio da quest'ultimo punto di vista, due diverse notizie possono dare degli spunti per capire meglio quanto sia delicato proprio l'equilibrio fra attività produttiva alimentare e territorio. Da una parte, infatti, una semplice frana ha dato del filo da torcere per giorni all'economia agricola del Sud; dall'altra, alcuni dati recenti sul rischio idrogeologico hanno ancora una volta alzato il velo su quanto occorre fare per mettere in sicurezza non solo i campi ma anche le abitazioni italiane. Un'operazione, quest'ultima, che proprio dall'attività agricola potrebbe trarre giovamento. Partiamo dalla prima notizia. L'autostrada Napoli-Bari è stata interrotta molti giorni a causa di una frana provocata dal maltempo. Un evento che sta pregiudicando la prossima campagna di raccolta del pomodoro e, più in generale, il trasferimento delle merci agroindustriali, tra la Puglia e la Campania. Una situazione che ha del paradossale, forse difficile da risolvere in tempi brevi, ma che mette a rischio - tanto da spingere Confagricoltura a scrivere al Governo - qualcosa come 300 milioni di euro pensando solamente al valore della produzione pugliese di pomodoro per l'industria. Rischio geologico, dunque, anche per le imprese agricole che, tuttavia, insieme ai Consorzi di Bonifica potrebbero invece fare molto per il territorio. Seconda notizia. Stando ai dati resi noti dal Presidente della Associazione Nazionale Bonifiche, Arcangelo Lobianco, nel corso di una audizione alla Camera di fine febbraio scorso, le aree a rischio idrogeologico molto elevato sono 11.468 e interessano 2.875 comuni (il 35% del totale). Se si uniscono i Comuni a rischio elevato, la percentuale si eleva al 43% del totale (3.671 Comuni). E la percentuale sale ancora fino al 65% (4.600 Comuni) se si comprendono anche le aree a rischio medio. Da qui un doppio problema: evitare che la grave situazione di degrado territoriale peggiori ulteriormente, ridurre comunque il grado di rischio idrogeologico esistente. è qui che Consorzi Irrigui e aziende agricole possono giocare un ruolo di primo piano. Su quasi 31 milioni di ettari di superficie territoriale del Paese, i Consorzi di bonifica e di irrigazione operano su oltre 15 milioni con migliaia di chilometri di canali, tubi e bacini in grado di contenere e frenare le acque. Peraltro essi coprono l'intero territorio di pianura e una considerevole parte del territorio collinare proprio quello più "pericoloso". Insomma, governare le acque, evitare frane, interruzioni di strade, danni alle produzioni e molto di più, non è un'impresa irraggiungibile. Basta avere i mezzi, che, invece, ancora scarseggiano.