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L'agricoltura cerca la svolta

Vittorio Spinelli sabato 16 settembre 2006
Una svolta, un piano, un progetto, comunque un'azione forte. Da qualsiasi lato la si guardi, la situazione dell'agricoltura sembra suscitare da più parti solamente questa richiesta: per risollevare le sorti del settore serve qualcosa di davvero deciso e, possibilmente, nuovo. È curioso, tuttavia, che la stessa necessità si presenti ormai non solo a livello locale - nazionale - ma anche su quello mondiale. Una serie di notizie e di dati statistici messi in fila, delineano infatti lo stesso traguardo da raggiungere. Jaques Diouf, Direttore generale della Fao, nel corso di una conferenza negli Usa, ha parlato più che chiaro. È arrivata l'ora di mettere mano ad una seconda Rivoluzione Verde. Questo per una semplice constatazione: occorre «produrre cibo a sufficienza per la popolazione mondiale che nei prossimi decenni è destinata ad arrivare a 9 miliardi di persone». E i calcoli sono già stati fatti. Per il 2050 serve un miliardo di tonnellate in più di cereali. Una quantità enorme, tenendo conto del fatto che, intanto, le risorse naturali da destinare all'agricoltura, e la stessa quantità di terre da coltivare, sono in diminuzione. Da qui la constatazione della necessità di un Piano che riesca a far produrre di più e meglio sfruttando in maniera più efficiente le risorse. Esattamente l'opposto di quanto fatto negli anni '50 e '60, quando la prima Rivoluzione Verde ebbe successo basandosi sull'impiego enorme di elementi come l'acqua, i fertilizzanti e i pesticidi. Ciò che serve, quindi, è un Piano con la "P" maiuscola, così come un altro Piano viene chiesto a gran voce per ridare slancio ad agricolture poste in situazioni totalmente diverse. In questa direzione, per esempio, vanno proprio le pressanti richieste di un progetto nuovo per l'agricoltura italiana. Qui, ovviamente, non si tratta di produrre più cibo, ma più reddito per gli agricoltori «schiacciati» da prezzi di vendita sempre più bassi e costi di produzione sempre più alti a cui non fanno riscontro produzioni maggiori. Stando ad alcune cifre messe in circolazione in questi ultimi giorni, nel 2006 la produzione dovrebbe diminuire di un ulteriore 3-4%, i prezzi almeno del 4% e i costi dovrebbero aumentare
dell'1,5%. Mentre sembra che negli ultimi dieci anni si siano persi circa 18mila chilometri quadrati di terre coltivate.
Da qui la richiesta chiara di «una svolta per rilanciare lo sviluppo e la competitività dell'agroalimentare». Una esigenza generale e generica che si traduce poi nella domanda di politiche che riescano a sostenere l'«attività dell'impresa agricola» e l'«internazionalizzazione del sistema agroalimentare». Non solo tecniche innovative e più rispettose dell'ambiente - come è il caso della nuova Rivoluzione Verde sognata da Jaques Diouf - ma pure strategie commerciali e organizzative (ancora tutte da stabilire), dovrebbero quindi essere i carburanti giusti per l'agricoltura. Per ora, però, tutto, anche la nuova Rivoluzione Verde, rimane nell'ambito delle buone intenzioni.