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Josué de Castro e le geografie della fame nel mondo

Goffredo Fofi venerdì 7 maggio 2021
Si fa presto a dire fame fu il titolo che dette alle sue memorie di prigionia un militante socialista, Piero Caleffi, negli anni Cinquanta. Un titolo per me indimenticabile. Si fa presto a dire fame, sì, ma è anche terribilmente vero quel che della fame disse un filosofo spagnolo degli anni Trenta, che la fame è all'origine della conoscenza... Un recente articolo su "Gli asini" di Nora McKeon, già dirigente della Fao e romana da tanti anni, mi riporta alla mente uno studioso e militante brasiliano che ho molto amato e di cui ho perfino osato tradurre per Einaudi dal portoghese un suo saggio importante, in tempo di guerriglie e di rivolte un po' in tutto il mondo, Il Nordeste del Brasile, zona esplosiva. Si chiamava Josué de Castro, era nordestino e fu perfino ambasciatore brasiliano all'Onu, ma ebbe i suoi guai con le dittature e finì per stabilirsi in Europa, dove morì. Il Nordeste fece da sfondo e diede l'ispirazione a vari capolavori letterari, soprattutto di Guimarães Rosa, uno dei maggiori scrittori di tutto il '900, e cinematografici, soprattutto quelli di Glauber Rocha, autore peraltro di un saggetto sul tema, Estetica della fame. Lo studio più famoso di Josué de Castro fu Geografia della fame, del 1946, prontamente tradotto in Italia nel 1954 e in tutto il mondo o quasi. Altri titoli importanti: Geopolitica della fame, Il libro nero della fame. Del libro che tradussi non ho mai dimenticato le pagine sul "ciclo del granchio" nel Nordeste di mare: la fame spinge i nordestini a nutrirsi di granchi, che si nutrono a loro volta dei loro escrementi... Associo il nome di de Castro a quello di Milton Santos, grande rinnovatore della geografia come scienza, vicino a Pierre George, grandissimo (e dimenticato) fondatore di un modo nuovo di studiare il mondo, la "geografia umana", e di cui ascoltai a Parigi alcune lezioni indimenticabili. Un altro nome di studioso terzomondista importante di quegli anni ma più di analisi politiche che scientifiche, André Gunder Frank (Capitalismo e sottosviluppo in America Latina, Einaudi 1969), che era tra
l'altro figlio di un importante scrittore tedesco di Weimar, Leonhard Frank, autore di Karl e Anna, un romanzo sulla prima guerra mondiale un tempo famoso, poi esule in America Latina, e di cui Brecht disprezzò L'uomo è buono, anche questo sulla guerra, scrivendo provocatoriamente che anche il vitello era buono (la carne di vitello)... Tornando a de Castro, ho scoperto per caso da un fascicolo dei benemeriti "Quaderni di storia del cinema" che sia Zavattini che soprattutto Rossellini entrarono in rapporto con lui pensando a come affrontare in cinema la "geografia della fame". Per Rossellini questo significò un interesse reale, non estetico, come documentò più tardi nei fatti, per esempio con l'amicizia per Allende e per il Cile democratico. Sul tema sempre vivo e sempre terribile della fame, vorrei infine ricordare un numero del 2011 della rivista "Parolechiave" della Fondazione Basso, dedicato proprio alla "Fame", che raccoglie anche testi di de Castro e di Rocha.