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Io pelapatate

Guido Oldani martedì 25 marzo 2014
Come Giovanni Drogo nel Deserto dei Tartari di Buzzati, facevo la sentinella sull'altana, di notte, verso un nemico che non arrivava mai. Il giorno dopo, il capitano mi convocò; avevo dimenticato il fucile proprio là sopra. Sentenziò: «Non abbiamo ancora capito se sei un genio o un cretino». Spiazzato, risposi: «Forse un po' tutti e due». Fui uno "specialista al tiro" senza carriera. Ogni giorno pelai decine di chili di patate. Dal bidone di destra prelevavo il tubero, in quello di fronte lasciavo cadere la buccia, sempre più sottile ed in un'unica spirale; nel bidone di sinistra, infilavo la patata paffuta e nuda come un verme. Solo, nella stanza, non avevo molta visuale ma mi consolavo pensando che Omero e Borges ne avevano fatto a meno. Era un Rosario infinito di farinacei, che mi donava: riassunti, pensieri, silenzio e raccoglimento; insomma, la libertà. Non ne feci parola con anima viva perché temevo che qualcuno mi potesse sottrarre quel segretissimo privilegio. Ancora oggi, a tavola, sorprendo i commensali, sbucciando mele ed arance e ottenendone nastri unici da fare invidia a scultori eterei come Melotti o Calder. Oramai le patate mi sono state proibite dalla dieta. Io, però, ho difeso a quel modo la mia patria. Lei, per me, non avrebbe potuto fare di più.