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Invalidi, occasione di riforma

Vittorio Spinelli martedì 22 giugno 2010
La nuova misura dell'85%, la percentuale minima stabilita dal decreto anticrisi per ottenere il riconoscimento dell'invalidità civile, ha dato spazio a vibrate proteste delle associazioni rappresentative degli invalidi, dei ciechi e dei sordomuti colpiti dal provvedimento. Il decreto n.78 ha cancellato, con effetto immediato dal 1° giugno 2010, la vecchia percentuale del 74%, lasciando nel panico e senza difese in modo particolare le 38mila famiglie in cui convivono persone con la sindrome di Down.
Hanno indubbiamente pesato sul provvedimento i risultati positivi della prima ondata di controlli sanitari effettuati dell'Inps per individuare i falsi invalidi. A questo va aggiunto un aumento abnorme, nel corso degli ultimi mesi, delle domande di assegni per invalidità pervenuti all'Istituto, oltre alla spesa dello Stato per il settore
dell'invalidità, schizzata ad un importo pari ad 1 punto del Pil. Nel complesso indistinto della stretta finanziaria sono quindi incappate anche le situazioni di invalidi e disabili sopra ogni sospetto. Le pensioni e gli assegni già riconosciuti alla data del 31 maggio 2010, essendo anteriori alla attuale normativa, continuano ad essere regolarmente validi sulla base della soglia di invalidità al 74% e
saranno pagati correntemente pur negli attuali miseri importi.
Ritorno al 74%. È emersa con evidenza una disattenzione dei tecnici che, stilando le norme del decreto, non hanno tenuto in considerazione la situazione degli invalidi più gravi. Di qui l'intenzione del Governo di ritornare alla percentuale precedente. La prossima conversione in legge del decreto è in definitiva la sede naturale per modificare le nuove disposizioni e ricondurre il settore dell'invalidità ad una equa regolamentazione. Tuttavia, secondo i tempi parlamentari, la conversione non potrà avvenire, prima della metà di luglio.
Una modifica con provvedimento separato
garantirebbe quindi al meglio i diritti degli invalidi. Un'occasione utile per riportare l'attenzione della politica sulle categorie degli invalidi certi e conclamati e di incrementare gli attuali importi dei sussidi, destinando a questi una percentuale del 30% del risparmio di spesa che l'Inps ricaverà dai prossimi 200mila controlli sugli invalidi, come programmato dallo stesso decreto. Necessario infine il ripristino della facoltà di ricorrere in sede amministrativa contro i provvedimenti di rigetto, facoltà cancellata con un discutibile provvedimento dall'anno 2005. Attualmente, il riesame delle pratiche è ammesso solo avviando una causa giudiziaria contro l'Inps, densa di formalità e di spese per il soccombente. Opportuno anche un chiarimento sulla legge 388/2000 che ha concesso un accredito sulla pensione di due mesi per ogni anno lavorato (per un massimo di cinque anni) ai sordomuti ed altri invalidi per qualsiasi causa, a patto che superino una soglia invalidante superiore al 74%, ma non quella dell'85% ora in discussione.