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Insegnare l’Italia a tutti, a partire dai docenti

Alfonso Berardinelli venerdì 1 dicembre 2023
Si parla spesso di scuola, o meglio la si nomina per dire che conta molto e bisogna parlarne. Ma poi non si aggiunge niente. Ho sempre avuto l’impressione che ai nostri intellettuali non interessi molto occuparsi dei problemi della scuola e dell’educazione. Chissà perché, sembra che l’immaginazione culturale si blocchi davanti alla possibilità di fare proposte. Esistono i pedagogisti. Ma c’è qualcuno che ne percepisca la pubblica presenza intellettuale? E così si trascura perfino il fatto che ai bambini delle elementari e agli adolescenti della scuola media piacerebbe imparare e studiare. Eppure c’è nella scuola qualcosa di terribile, di invincibile che scoraggia lo studio. Bisogna invece fare in modo che le scuole siano un ambiente in cui nasce e cresce la passione di conoscere e di sapere. Ora una proposta chiara e concreta, coraggiosamente precisa, viene da un piccolo libro di Ernesto Galli della Loggia e Loredana Perla, titolo: Insegnare l’Italia. Una proposta per la scuola dell’obbligo (Morcelliana, pagine 83, euro 14,00). Già, siamo in Italia. Ci siamo nati e ci viviamo. Ormai ci sono anche bambini e ragazzi che sono nati in Africa, in Asia e in Europa orientale, ma vivono qui e qui diventeranno adulti di cittadinanza italiana (lo speriamo). Neppure noi italiani “nativi” sappiamo molto dell’Italia; ma ora abbiamo anche l’obbligo e il dovere di far capire l’Italia a chi in Italia è migrato. A che cosa deve servire la scuola? Galli della Loggia e Perla cominciano da questa domanda, ma soprattutto tentano di precisare una delle tante risposte possibili. Se viviamo in Italia, dobbiamo imparare a conoscerla geograficamente, storicamente, per la sua cultura così straordinariamente ricca e straordinariamente ignorata nel momento stesso in cui la si loda per sentirsene fieri. Lasciamo stare questa fierezza e cerchiamo piuttosto di meritarla. La scuola dovrebbe aiutare a colmare un vuoto di conoscenza. Cosa non facile, perché l’identità italiana deve la sua complessità alla lunghezza della nostra storia e alla stratificazione di culture che nel corso di tale storia si sono sovrapposte e mescolate. Per fortuna in tutta la nostra letteratura, da Dante e Machiavelli fino a Leopardi e ai contemporanei, abbondano gli esami di coscienza nazionale. E abbondano le descrizioni che dell’Italia hanno dato, soprattutto negli ultimi tre secoli, i viaggiatori stranieri. Insegnare l’Italia farebbe bene a tutti, a cominciare dagli insegnanti. © riproduzione riservata