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Industria alimentare, a fine anno segnali di recupero

Andrea Zaghi domenica 8 febbraio 2015
L'industria alimentare italiana sembra essere tornata fiduciosa circa le prospettive del mercato. Certo, tutto è da confermare. Ma i segnali di recupero della domanda interna e della produzione hanno spinto verso l'alto l'ottimismo degli operatori nell'ultimo scorcio del 2014. A dirlo è stato l'Ismea – l'Istituto che segue l'andamento dei mercati agroalimentari –, sulla base della consueta indagine condotta su un gruppo di 1.300 imprese del settore. Il cosiddetto sentiment delle aziende è migliorato di 3,9 punti su base annua. Alla base di questa situazione, alcune condizioni contingenti e altre più strutturali. L'incremento congiunturale dell'indice è da attribuirsi all'evoluzione positiva dei giudizi sugli ordini e sul livello delle scorte, mentre il confronto su base annua, mette in luce un miglioramento di tutte le componenti dell'indice, comprese le aspettative. La prospettiva cambia un po' se si guarda al dettaglio dei numeri e dei comparti che costituiscono l'alimentare. A salire sono state le prospettive nell'industria delle acque minerali e delle bevande analcoliche, della prima lavorazione delle carni bianche e dei gelati; a scendere, invece, sono le previsioni di imprese importanti come quelle olivicola e vitivinicola. In altri termini sembrerebbe che a migliorare la propria condizione siano state, per ora, le imprese della trasformazione meno strettamente collegate all'agricoltura. D'altra parte, proprio altri dati di mercato provenienti dall'ultimo scorcio del 2014, potrebbero far pensare ad un miglioramento generale dell'economia agroalimentare. Sempre l'Ismea, infatti, ha segnalato un recupero generale della spesa per alimenti e bevande. Rimangono a questo punto tutte le incognite dell'anno che, di fatto, deve ancora svolgersi quasi per intero. Interrogativi legati da una parte all'andamento generale dell'economia nazionale ed europea, e quindi alla dinamica del potere d'acquisto delle famiglie e collegati, dall'altra, ai consueti vincoli ai quali è sottoposto il comparto agroalimentare e l'agricoltura in particolare. Clima e scarsa controllabilità del mercato, infatti, costituiscono due degli aspetti peculiari del settore che, in qualche modo, finiscono per toccare anche la trasformazione alimentare (almeno quella più legata alla produzione di materie prime nazionali. Rimane poi un dato di fondo: i destini di agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione – anche tenendo conto delle importazioni –, sono ancora oggi legati da almeno due aspetti: le materie prime e i capricci del mercato. Varrebbe la pena che l'intera filiera alimentare tenesse in maggiore conto questa condizione.