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In crescita il business delle mafie in agricoltura

Andrea Zaghi domenica 22 maggio 2022
La filiale italiana di un colosso tedesco della logistica commissariata per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta. Una maxi confisca di beni per un ammontare di circa 150 milioni di euro a Palermo. Due episodi tra i maggiori di questi giorni che dicono molto su quanto ancora oggi (forse più di ieri) la malavita organizzata continui a fare affari con l'agricoltura e l'agroalimentare. E, appunto, quanto le cronache restituiscono rappresenta due esempi chiari e importanti. A finire in amministrazione giudiziaria chiesta dal tribunale di Milano, per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta, è stata la filiale italiana della DB Schenker (circa 1.400 dipendenti in Italia, 37 filiali e centinaia di milioni di euro di fatturato all'anno). L'azienda è una delle più importanti fornitrici di servizi logistici a numerose aziende ortofrutticole italiane (come ha fatto notare il Corriere Ortofrutticolo in una dettagliata analisi). Lo stesso provvedimento è stato applicato anche ad un'altra azienda, la Aldieri Spa. Certo, occorre precisare subito: le due società non sono indagate. È stata però sottolineata «una condotta quanto meno gravemente negligente, per omesso controllo, posta in essere da esponenti della società muniti di potere decisionale che hanno intessuto e mantenuto stabili rapporti d'affari» con chi era già «stato condannato irrevocabilmente per associazione mafiosa e estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre a essere stato sottoposto a misure di prevenzioni personali patrimoniali». Coldiretti, partendo da una delle ultime confische di beni a mafiosi in Sicilia, in una nota allarga il campo e spiega: «Dalle aziende agricole ai supermercati l'agroalimentare è diventato un settore prioritario di investimento della malavita con un business criminale che ha superato i 24,5 miliardi di euro». Non solo caporalato, quindi, ma un sistema organizzato di malaffare che in alcune aree la fa da padrone imponendo, per esempio, l'utilizzo di specifiche ditte di trasporti, o la vendita di determinati prodotti. La malavita organizzata, in altri termini, non si è fatta prendere dallo smarrimento di fronte alla pandemia e alla guerra Russia-Ucraina ma, anzi, comprende molto bene la strategicità del settore in tempi di crisi. E la facilità con la quale, attraverso l'agroalimentare, è possibile infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana delle persone. Lo sa bene anche lo Stato. Ma la sfida da vincere riguarda tutti.