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In “1993” la fiction è meglio della storia

Andrea Fagioli giovedì 18 maggio 2017
Il lancio delle monetine contro Bettino Craxi all'uscita dall'Hotel Raphael, a Roma, è riproposto nella finzione e nella realtà delle immagini di repertorio, sia pure mediate dalla fiction stessa. L'inizio di 1993, la produzione di Sky Atlantic HD, realizzata da Wildside in collaborazione con Beta Film, in onda il martedì in prima serata, fornisce la chiave di lettura anche a questa seconda serie (dopo 1992) ideata da Stefano Accorsi, che si ritaglia il ruolo di protagonista interpretando Leonardo Notte, quarantenne pubblicitario bolognese che sogna un futuro in politica a fianco di Silvio Berlusconi. Il registro è appunto quello del doppio binario finzione e realtà o più precisamente della fiction pura, da una parte, e del tentativo di ricostruzione storica, dall'altra, con tanto di verosimiglianza dei personaggi. Dove la parte strettamente di fiction è decisamente migliore e coinvolgente. Lo stesso Leonardo, personaggio di fantasia, è più credibile dei vari Berlusconi e Di Pietro, ma anche di Gad Lerner e Maurizio Costanzo la cui verosimiglianza anche nel parlare finisce per dare l'idea dell'imitazione e persino, in qualche caso, della macchietta. Seguendo, comunque, la storia di otto mesi del 1993 si arriverà, in otto puntate, al 17 dicembre con la deposizione di Craxi al processo Cusani che segna la fine definitiva della prima Repubblica. Nel mezzo l'attentato ai Georgofili, nel cuore di Firenze, a un anno esatto dalla strage di Capaci, a cui sarebbe seguita, dopo un paio di mesi, quella di via D'Amelio a Palermo. Insomma, dopo la rivoluzione di Tangentopoli, arriva il terrore. Così il romanzo corale diretto da Giuseppe Gagliardi assume tinte più fosche e i codici narrativi del thriller politico, mentre segue le storie di ambizione, rivincita e vendetta di un gruppo di personaggi senza scrupoli. L'idea di fondo «è raccontare dal di dentro persone e fatti che finora erano stati osservati attraverso lenti deformanti e mai per quello che realmente furono». Ancora una volta l'approccio non è però quello dell'inchiesta. Non interessa una ricostruzione oggettiva, ma lo spirito del tempo, raccontando gli anni che hanno cambiato il Paese, attraverso gli occhi e le storie di personaggi di fantasia, la cui vita si intreccia con il terremoto politico, civile e sociale che ha scosso l'Italia in quell'anno.