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Imprese e lavoro devono allearsi

Francesco Delzio sabato 6 luglio 2019
Sessant'anni fa ne «La rivolta di Atlante» Ayn Rand aveva previsto che negli Stati Uniti, in un futuro imprecisato, sarebbe avvenuta la sollevazione dei prime movers: la ribellione contro il collettivismo degli imprenditori, stanchi del mancato riconoscimento di ogni forma di merito. Allora sembrava pura (delirante) fantasia. Ma oggi, in Italia, si stanno verificando una serie di condizioni che ricordano da vicino "l'incubo" di Ayn Rand, come segnalo nel mio ultimo pamphlet «La Ribellione delle Imprese».
Oggi gli oltre 4 milioni di "prime movers" italiani vivono una condizione radicalmente nuova. La furia ideologica dell'anti-casta ha molto indebolito quel patto implicito di "solidarietà produttiva" tra imprenditori e lavoratori che aveva fatto grande la piccola e piccolissima impresa italiana, spingendo gli imprenditori dall'altra parte del fiume: quella della casta, dell'elite che prospera a danno del popolo. Inoltre, la "cultura dello sviluppo" che ha animato gli anni del Dopoguerra in Italia si è trasformata gradualmente in "cultura della garanzia", moltiplicando la richiesta di spesa pubblica e determinando il prevalere della Rendita sulla Produzione. «Se il governo procede contro i ricchi borghesi, può essere sicuro dell'applauso della massa. Questa è una cosa che tanto i demagoghi e i tiranni dell'antichità, quanto i satrapi, i califfi e i cadì d'Oriente e i dittatori di oggi hanno sempre saputo. Quando un governo non sa far diventare ricche le masse, allora è il caso di far diventare poveri i ricchi» scriveva ottant'anni fa il grande economista liberale Ludwig von Mises. È proprio questa, volendo semplificare in modo brutale, la grande paura che attraversa oggi il mondo imprenditoriale italiano.
Eppure, gli imprenditori votano due volte. La prima nelle urne, come tutti i cittadini. La seconda volta votano attraverso le loro scelte quotidiane: decidere di realizzare o meno un investimento o un piano di assunzioni rappresenta un "voto" sul futuro del Paese, sulla sua capacità di crescita potenziale, sulla qualità delle sue politiche economiche. E così la recessione in cui è piombata l'economia italiana alla fine del 2018 è stata determinata, in gran parte, dal lato dell'offerta: il crollo della fiducia delle imprese ha determinato una brusca frenata degli investimenti privati.
Come uscire dalla palude? È immaginabile oggi una grande alleanza tra imprenditori e lavoratori per combattere fianco a fianco la gigantesca battaglia che caratterizza questa fase storica, ovvero quella tra Produzione e Rendita? E' una prospettiva complessa, ma molto più vicina di quanto si pensi.
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@FFDelzio