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Tiburzio, Valeriano e Massimo. Il «contagio» della fede che nasce dal martirio

Matteo Liut martedì 14 aprile 2015
Contagiati dalla fede a tal punto da versare il sangue per essa: è questa la storia, antica ma sempre nuova, dei martiri Tiburzio, Valeriano e Massimo, vissuti a Roma nel III secolo. Una vicenda "di famiglia" che dimostra che non vi è modo migliore della testimonianza per trasmettere il Vangelo. Secondo la Passio di santa Cecilia, Valeriano era sposo di quest'ultima ed era stato convertito da lei. A sua volta egli, battezzato da papa Urbano I, convertì il fratello Tiburzio. Condannati a morte entrambi per aver ripudiato gli dei pagani, furono affidati a Massimo, un ufficiale che però, prima di far eseguire la sentenza, si convertì a sua volta al Vangelo di Cristo. Una scelta che gli costò la vita: anch'egli fu martirizzato pochi giorni dopo i due fratelli forse nell'anno 229.Altri santi. San Giovanni di Montemarano, vescovo (XI sec.); sant'Alfonso da Siviglia, religioso (XV sec.).Letture. At 4,32-37; Sal 92; Gv 3,7-15.Ambrosiano. At 1,15-26; Sal 64; Gv 1,43-51.