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Il visionario Penderecki celebra «Le sette porte di Gerusalemme»

Andrea Milanesi domenica 21 giugno 2009
«Per me la musica sacra è un modo per affermare quello in cui credo; anzi è l'unico modo con cui riesco a dare voce alla verità»: non sembra avere esitazioni Krzysztof Penderecki quando gli si chiede di render conto dei motivi che lo hanno spinto a concentrarsi quasi esclusivamente su tematiche e prospettive di carattere religioso.
Classe 1933, nel corso della sua luminosa carriera il musicista ha affidato il proprio pensiero artistico e spirituale ad opere come i Salmi di Davide, la Passione di San Luca, il Magnificat, il Credo, il Te Deum (iniziato nel 1978 in seguito all'elezione al soglio pontificio di Karol Wojtyla), la Trenodia per le vittime di Hiroshima, l'Oratorio per Auschwitz e il monumentale Requiem polacco. Tra il 1996 e il 1997 ha poi concepito Le sette porte di Gerusalemme (sinfonia-oratorio per cinque voci soliste, narratore, tre cori misti e orchestra), un lavoro di ampio respiro destinato a celebrare i tremila anni della «Città Perfetta» di Israele, scelta da Davide come capitale, ampliata e arricchita da Salomone (che vi fece edificare il famoso tempio), divenuta Aelia Capitolina sotto il dominio romano e al-Quds ("la Santa") sotto quello arabo; tre volte santa " per ebrei, cristiani e musulmani " rappresenta ancora oggi l'imprescindibile punto di riferimento religioso, culturale e politico per gran parte dell'umanità.
Alla testa dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia Musicale di Cracovia, Penderecki ne ha anche curato personalmente un'incisione realizzata dal vivo (cd pubblicato da Dux e distribuito da Jupiter) in cui, con mano sicura, dal podio guida l'ascoltatore alla scoperta dei sette movimenti, carichi di tensione drammatica, che si declinano tra lamentazioni, canti penitenziali, inni di gioia e pannelli sonori quasi tellurici, contrappuntati dal potente e austero tema del «Magnus Dominus» che apre la partitura e riaffiora più volte nel corso dell'opera; una solenne professione musicale di fede, dichiarata attraverso i testi biblici del Vecchio Testamento, le voci dei profeti che celebrano la potenza di Yahweh e annunciano la venuta del Messia, per un progetto discografico arricchito dall'indiscusso valore aggiunto che si può riscontrare ogniqualvolta autore e interprete arrivano a coincidere.