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Il tentativo di recuperare le varietà di frutta e verdura «abbandonate»

Andrea Zaghi domenica 2 settembre 2018
Non per diletto ma per l'impresa. Anche se piccola. L'agricoltura nostrana è soprattutto questo. Spirito d'impresa che si nutre anche di tradizione secolare, ma che guarda ai bilanci e ai mercati. Imprenditori a tutto tondo, gli agricoltori. Anche se poi i loro bilanci devono fare i conti con l'andamento del clima, con i mercati che solo parzialmente possono essere controllati, con le frodi che valgono miliardi e la concorrenza sleale che ne vale altrettanti.
Uno degli ultimi esempi di iniziativa imprenditoriale agricola circolato in questi giorni arriva dalla Sicilia ed è stato rilanciato dal "Corriere Ortofrutticolo". Nell'Isola si sta lavorando intensamente al recupero delle varietà ortofrutticole abbandonate che, viene spiegato, "proprio per appartenente alla tradizione dei sapori dell'isola, oggi riacquistano una nuova (e remunerativa) identità di mercato". "Piccole" produzioni - ma importanti -, che circolano grazie alla vendita diretta oppure attraverso canali specializzati. Azzeruoli, albicocche maioline, mandorla chiricupara, fragolina di Noto, limone Muddisi, pomodoro semicostoluto di Nisi, ma anche circa 170 varietà di pere e 60 di mele. Si tratta di nomi che spesso ai cittadini dicono poco o nulla, ma che non solo rappresentano bontà alimentari: dietro ci sono bilanci che si risollevano, prospettive economiche che si diversificano. Anche con l'aiuto dei nuovi canali di vendita come l'e-commerce. E con prezzi che possono raggiungere in alcuni casi anche i 15 euro al chilo. Mercati di nicchia, si dirà e con ragione, ma comunque mercati che indicano un dinamismo importante per un settore che deve comunque farsi valere ogni giorno. Pur se spesso il numero di aziende coinvolte è davvero ancora esiguo.
Anche perché i conti dell'economia non lasciano molto spazio alla poesia. Secondo quanto fatto rilevare qualche giorno fa da Coldiretti, l'agricoltura è l'unico settore a fare registrare un calo congiunturale del valore aggiunto (-1,4%). Colpa del clima pazzo, certo. Ma indicazione di quanto sia fragile l'equilibrio dei conti agricoli e agroalimentari stretti fra le bizze del tempo e quelle dei mercati: dall'inizio dell'anno ad oggi, solo per l'andamento climatico, il comparto agricolo pare abbia sopportato danni per oltre mezzo miliardo di euro. Numeri difficili da digerire, dunque. Che potrebbero essere aggravati da quelli relativi alla vendemmia in corso, che l'Osservatorio del vino di Unione Italiana Vini e Ismea renderà noti martedì prossimo. Anche in questo caso il maltempo ha già colpito duramente e può ancora farlo.