Rubriche

IL SENSO DELLA LETTURA

Anna Foa mercoledì 3 luglio 2013
Ho un ricordo molto vivido del momento in cui cominciai a leggere da sola, mentre non ricordo affatto il processo di apprendimento che deve naturalmente averlo preceduto. Ma invece mi vedo chiaramente con un libro in mano, la sera nel letto, a leggerlo da sola per la prima volta e risento ancora la sensazione che ho provato: improvvisamente, mi è sembrato di avere le ali e di poter volare, di poter uscire dal mio corpo e dalla mia stanza e di poter andare ovunque volessi, senza limiti. Mi sembrò che si aprissero infinite possibilità di fronte a me, innumerevoli vite da percorrere e rivivere, misteriosi luoghi da esplorare. Era un senso mai provato fino ad allora di libertà infinita. Leggendo, mi sentivo senza peso, senza corpo, senza legami. Non dovevo più supplicare che gli altri mi leggessero qualcosa e dipendere dalle loro scelte. Ci ho ripensato molte volte quando leggevo a mio figlio o alle mie nipotine, e soprattutto quando leggevo qualcosa a mio padre, quando era molto vecchio e quasi cieco. La libertà, pensai, si può perdere, non dura illimitatamente. Anche quella che dipende solo da te. Perché sei fatto anche degli occhi, che possono tradirti, anche delle forze, che possono lasciarti. E il libro, con la libertà che consente, ti cade dalle mani.