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Il primato (sconosciuto) della green economy

Francesco Delzio sabato 31 ottobre 2020
«Peggio di questa crisi c'è solo il dramma di sprecarla». La citazione di Papa Francesco apre il prezioso Rapporto "Green Italy 2020", presentato due giorni fa dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, ispirandone in profondità approccio di analisi e cultura di riferimento. Il rapporto contiene una bella notizia, di cui non c'è consapevolezza nel nostro Paese: l'Italia ha un presente solido e un futuro ancor più promettente nell'economia circolare, quel mix di innovazione, business e tutela dell'ambiente che sta diventando la principale frontiera di sviluppo dell'economia globale. Non è una speranza, non è un annuncio politico, non è una teoria. È la sintesi di fatti, dati ed evidenze incontestabili, che il rapporto mette in fila e analizza in modo puntuale: pochi sanno, ad esempio, che l'Italia è leader assoluto in Europa nel riciclo dei rifiuti, perché ben il 79 per cento del totale dei rifiuti prodotti nel nostro Paese viene portato a nuova vita, il doppio rispetto alla media europea. Degni di menzione sono altri due dati significativi: ben 432mila imprese italiane negli ultimi 5 anni hanno investito sulla green economy, ovvero su prodotti e tecnologie verdi, costruendo un sistema che tiene in piedi più di 3 milioni di posti di lavoro (i cosiddetti green jobs).
Il Rapporto evidenzia inoltre come le imprese "verdi" stiano mostrando una migliore resistenza allo shock della pandemia. Tra le imprese italiane che hanno effettuato investimenti in sostenibilità, infatti, il 16 per cento è riuscito ad aumentare il proprio fatturato nel 2020 contro il 9 per cento delle altre imprese. «C'è un'Italia pronta al Recovery Fund e la green economy è la migliore risposta alla crisi che stiamo attraversando» chiosa Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e leader dell'ambientalismo più innovativo. «Nel Rapporto GreenItaly si coglie un'accelerazione verso il green del sistema imprenditoriale italiano» afferma Realacci, secondo cui la ricerca mostra «un'Italia che fa l'Italia ed è la sperimentazione in campo aperto di un paradigma produttivo fatto di cura e valorizzazione dell'ambiente, dei territori e delle comunità, che ci può aiutare ad uscire dalla crisi migliori di come ci siamo entrati».
La capacità di produrre bellezza unendo armonicamente uomo e territorio, che rappresenta l'elemento distintivo del nostro Dna e la fonte della nostra storia migliore, sta consentendo dunque ad imprese e lavoratori italiani di interpretare al meglio la sfida dell'economia circolare. Ma saremo chiamati nei prossimi mesi ad affrontare un passaggio decisivo: solo se Governo e Regioni riusciranno a fare un salto nelle capacità di progettazione (finora scarse), l'Italia potrà mettere a frutto l'opportunità del Recovery Fund per dare un nuovo volto "green" all'impresa e all'economia italiana. Gran parte del nostro futuro si giocherà in questa partita.
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