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Giuseppe Cafasso. Il "prete della forca" che convertì i carcerati

Matteo Liut sabato 23 giugno 2018
A cosa serve la teologia se non a cambiare il cuore della gente e a ridare speranza a chi non ha motivi per averne? San Giuseppe Cafasso seppe fare dello studio delle cose di Dio uno strumento di grazia per far giungere la luce divina anche nei luoghi a lui apparentemente più lontani come le carceri. Definito il "prete della forca", seppe convertire i cuori di numerosi carcerati e ridare pace ai condannati a morte: si era sporcato le mani stando in mezzo a loro anche se il suo "mestiere" era quello dell'insegnante di morale. Era nato a Castelnuovo d'Asti nel 1811 ed era diventato prete nel 1833. Accolto nel convitto di don Luigi Guala a Torino, per 24 anni fu docente e formatore dei futuri pastori. Ma si dedicò anche ai lavoratori, alle famiglie, agli emarginati e ai carcerati, in particolare ai condannati a morte. Morì nel 1860.
Altri santi. Santi Martiri di Nicomedia (303); beata Raffaella Santina Cimatti, religiosa (1861-1945).
Letture. 2Cr 24,17-25; Sal 88; Mt 6,24-34.
Ambrosiano. Lv 23,26-32; Sal 97; Eb 9,6b-10; Gv 10,14-18 / Gv 20,1-8.