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Il panico

Guido Oldani domenica 2 marzo 2014
Dell'elenco smodato di acciacchi della mia cartella clinica, si potrebbe fare una dispensa di patologia medica per gli aspiranti medici nostrani. Ne cito un trittico anche come esempio di scarso riguardo nei confronti di me stesso: l'ipertensione c'è da così tanto tempo che se mi venisse a mancare ne morirei di nostalgia. Il diabete (che nel dialetto milanese si chiama la diabete) è malattia, se non erro, dei mangioni contemporaneamente a fannulloni e poi ecco le extrasistoli, forse perché come diceva uno storico inglese dei generali italiani dell'ultima guerra erano dei chicken's hearths, cuori di gallina? Ma se non sono neppure generale, mi dico. Ultimamente, dopo diversi ricoveri ospedalieri, come se stessi tirando le cuoia, qualche medico, visto il mio stato pietoso ma anche il mestiere che faccio, ha incominciato a chiedersi, anche se con ben più nobili espressioni sanitarie, che sia un po' matto? O meglio, e se questo andare in malora in modo così verticale fosse semplicemente una crisi di panico che ritorna? In fondo, nell'antichità si riteneva che fosse la presenza del dio Pan a causare la conseguente ed omonima crisi che comporta persino un senso di morte imminente. A me pare un interessantissimo approccio mistico anziché scontatamente clinico. Mi domando perché, nel terzo millennio, un non ateo e per giunta credente, non possa ritenere che l'attacco di panico sia in realtà la visita del Padreterno in persona a chi affronta questa esperienza. Insomma, quel che credevo un male è diventato forse un fior di bene mistico e coi fiocchi.