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Il mister in questa grande "intensità"

Italo Cucci venerdì 12 novembre 2010
Dice Benitez, affranto, dopo Lecce: «In una squadra che non ha intensità siamo tutti responsabili». A vederla, l'Inter, non ha solo problemi di Intensità: non sta in piedi. E deve rinunciare ai suoi uomini migliori, tutti infortunati. Perché? Leggo una risposta ad hoc firmata Vittori, il maestro di Mennea, e m'inchino alla saggezza e all'esperienza. Però... Secondo Vittori, i giocatori di calcio vengono allenati a ritmi impiegatizi poi, quando scendono in campo, finiscono traditi dalla routine agonistica e tattica perché s'imbattono in una realtà diversa, io direi contro gli eroici furori degli avversari, provinciali o no, campioni o no. E dunque, che fare? L'interrogativo è grande, enorme, addirittura leninista per quanto attiene al futuro del nostro calcio; ma la risposta di Vittori è semplice: fateli giocare a pallone. E dunque «beato Mourinho - dice il Maestro - l'unico che ha capito che questa è la strada giusta». Però - come ho detto sopra - non è l'unico, il Mou dei rimpianti e delle nostalgie, ad aver fatto giocare alla palla i suoi ragazzi: è antica virtù degli allenatori italici, spesso provinciali, a partire dal "centenario" Oronzo Pugliese, allenare i ragazzi col pallone. Solo che una volta potevi programmare questo tipo di allenamento a partire dalla breve ma intensa stagione dei ritiri: e adesso non ci sono più i ritiri, non c'è più l'antica preparazione, in pieno luglio giochi la Coppa, in pieno agosto sei in tournée negli States... Questo Vittori non lo dice eppur fa bene a salvare Mourinho perché il segreto vero non è solo la palla: è l'Intensità. Dice Reja: «Di Mourinho mi piace l'intensità, e io la ritrovo anche nel mio gruppo, nel mio gioco». Peccato il Cesena sia stato più... intenso della Lazio. Scherzi a parte, il vero mago dell'Intensità - e magari lui non lo sa, anzi, pardon, lo sa ma non si metterebbe mai in lista con Mourinho, che detesta - è Mazzarri: lui è "intenso" personalmente, lo è il suo gruppo, salvi errori e omissioni; lo è il Lavezzi che martella gli avversari fino a sfiancarli eppoi li infilza spietato. Resta il Modello Unico per qualità e rendimento, quell'Intensità che produce la Tripletta e le magie di Schneijder e Milito mai più viste dal Bernabeu a oggi in Casa Inter: l'Intensità di Mourinho che il colto panchinaro produceva in campo e fuori, anzi più fuori, quando battibeccava coi giornalisti o li stangava tacitandoli, quando insorgeva contro gli arbitri ammanettandosi, quando saltava, gridava, rideva, piangeva e trasferiva i suoi umori sacri o maligni allo spogliatoio mediamente materazziano e subito esaltato. L'Intensità. Chiedo al vecchio amico Aldo Capone detto Don Backy, col quale trafficai in fumetti, tanti anni fa, di poter far dono giocoso a José Mario dos Santos Felix Mourinho dei suoi sublimi versi sanremesi, naturalmente adattati alla bisogna: «Io son sicuro che in questa grande Intensità qualcuno pensa un poco a te non ti scorderaaaaaa».