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Il ministro Catania: «L'agroalimentare è competitivo e può diventare un asset strategico per la crescita»

Andrea Zaghi sabato 25 agosto 2012
«L'agroalimentare italiano è competitivo e può esserlo ancora di più, anzi può diventare uno degli asset forti di un'Italia nuova, di una crescita fondata sulla qualità, sulla creatività, sull'innovazione, sulla tecnologia». Parole di Mario Catania, ministro per le Politiche agricole del governo Monti ma, soprattutto, tecnico che dell'agricoltura conosce molto. Certo, di cose da fare ce ne sono tante, ad iniziare dalla messa a punto di un sistema idrico che non faccia acqua e che conduca quella che c'è nei posti giusti, per passare poi ad un sistema di valorizzazione e difesa commerciale che distribuisca in maniera equa il valore aggiunto lungo tutta la filiera. Dopo le previsioni confortanti del premier e del ministro Corrado Passera, sulla "fine del tunnel", l'indicazione di Catania deve però essere presa sul serio. «Noi, – ha spiegato Catania a "Prima di tutto" di Radiorai – «abbiamo un sistema agroalimentare di eccellenza alla base del quale c'è un'agricoltura che ha una sapienza secolare unita anche ad una forte dose di innovazione tecnologica, dobbiamo valorizzare questo patrimonio, in parte ce ne siamo un po' dimenticati in passato, direi dal dopoguerra ad oggi, perché abbiamo puntato tutto su un modello di crescita legato a certe scelte industriali».Ma sempre il responsabile delle politiche agricole italiane non ha mancato di fare un elenco di cose che non vanno oggi, ad iniziare proprio dalla mentalità con cui troppo spesso l'Italia si è accostata all'agricoltura e all' agroalimentare (a parte alcuni rari esempi degli anni passati). «Usciamo – ha proseguito Catania – da una fase assai lunga in cui abbiamo sostanzialmente delegato tutte le scelte in materia di politica agricola all'Unione europea, noi dobbiamo prendere atto che non è sufficiente applicare i regolamenti comunitari in materia agricola dobbiamo fare qualcosa di più in particolare regole più precise che tutelino i terreni agricoli, ne impediscano la sistematica sottrazione alla destinazione agricola, dobbiamo gestire meglio il tema dell'acqua dobbiamo far funzionare meglio la filiera agricola, in »modo che venga valorizzato correttamente il made in Italy, il lavoro dei nostri agricoltori. Ma valorizzare l'agricoltura e il lavoro dei nostri agricoltori, sembra essere davvero uno degli ostacoli più insormontabili della nostra politica».Eppure pare essere proprio questa la strada da percorrere. E forse qualche timido segnale si è già visto e si spera si possa vedere ancora. Come la presentazione entro l'anno del piano nazionale per la gestione integrata delle risorse idriche in Italia. Un passo davvero importante »visto che dovrebbe raggiungere obiettivi fantasmagorici come la »riduzione dei »consumi di acqua, il bilanciamento tra i diversi usi, la depurazione »delle acque reflue, il riuso delle acque depurate negli usi agricoli e industriali.