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Il dubbio e la certezza, a volte citare Voltaire diventa un boomerang

Pier Giorgio Liverani domenica 23 febbraio 2014
Si sono messi insieme e hanno scritto un articolo a quattro mani sull'Unità (venerdì 21), ma il risultato, se si tolgono gli insulti, sono solo concetti che sanno di muffa. Così Carlo Flamigni, ordinario di ginecologia in pensione e presidente onorario dell'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica), e Maurizio Mori (presidente della Consulta di bioetica [laica]) hanno celebrato insieme il decennale della legge 40 sulla fecondazione artificiale umana lanciando così un loro libro in vendita da domani. A loro serviva un po' di grancassa pubblicitaria e se lo sono autorecensito. Risulta che sono entrambi arrabbiati con i cattolici per la miseranda fine del referendum laicista che avrebbe dovuto abolire la legge in parola, ma che ricevette i voti solo del 25 per cento degli Italiani. Esito che, invece di farli ragionare, li mandò sulle furie. Lo dimostrano i loro insulti da anticlericali del secolo dei cosiddetti "lumi": i cattolici che non votarono non solo erano «spaventati dal divieto vescovile», ma erano vittime «della beota soggezione alla metafisica della superstizione». Quattro stupidaggini in quattro parole e, poco dopo, un altro po' dello stantio vocabolario "laico" usato con la solita sicumera laicista: la fede cristiana è «una mitologia nobilitata a metafisica e circondata da un'aura di mistero misto a sacralità». Roba che nemmeno Voltaire scriverebbe più. Chissà se Flamigni si ricorda di un suo libro (Figli dell'acqua, figli del fuoco, 1999) in cui c'era questa sentenza: «Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli sono sicuri di ciò che dicono». È una citazione di Voltaire, ma sembra un boomerang. IN CHE LINGUA PARLA DIO?Un filologo di fama, Maurizio Bettini, non riesce a rispondere a un interrogativo che lui stesso ha posto su Repubblica (venerdì 21: «La voce degli Dei: quando l'Assoluto parla con l'uomo» e che l'altro ieri e ieri è stato discusso all'Università di Siena: «Con quale voce e in quale lingua» si esprime Dio o, meglio, si esprimono le divinità quando parlano a qualcuno? A parte la confusione tra Dio e gli dei, davvero c'era bisogno di un convegno universitario per un quesito un po' ridicolo e un po' infantile? La ricerca parte dal Genesi («Dio disse…»). Il racconto biblico, però, non è un romanzo né un insieme di libri storici, ma una narrazione teologica della storia che, tra l'altro, traduce la comunicazione di Dio in linguaggio umano. Dio non ha bisogno di strumenti creati (umani o naturali come le lingue e i suoni o la scrittura) per parlare ed è inutile cercare di indagare ciò che non è accessibile dall'uomo ed estraneo alle categorie umane (p. es.: di che colore sono i suoi occhi?…). Se Dio chiama, ciascuno lo sente a proprio modo. Quanto al mondo classico, ci sarebbero da porre sugli "dei" antropomorfi ben altri interrogativi, che però non troveranno risposta giacché l'Olimpo non è mai esistito. Non si possono indagare con strumenti umani e per motivi tra loro ben diversi e opposti, il divino né l'inesistente. Si può cercare, però, come e perché, quando non conosceva Dio, la mente umana si è costruita un proprio mondo metafisico.IL CATECHISMO DEI MEDIA "LAICI"Dario Fo su Il Fatto Quotidiano (domenica 16): «Vi presento San Francesco quello vero». Eugenio Scalfari su La Repubblica (mercoledì 19): «La Chiesa secondo Francesco». Corrado Augias su La Repubblica: «Il Papa e le dimissioni storiche» (giovedì 13) e «Quando la Chiesa si occupa della terra» (giovedì 20). Moreno Montanari, filosofo terapeuta: «Se a curare l'anima l'analisi non basta» (c.s.). I giornali "laici" fanno catechismo?