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Il dono sospeso

Riccardo Maccioni mercoledì 1 dicembre 2021
Tutto sospeso, ma non è necessariamente un male. Anzi, a volte pausa, stand by in inglese, vuol dire fermarsi giusto un attimo, riprendere il fiato per poi ripartire con più forza. Sospeso, non come futuro incerto ma come deposito di fiducia. Come riserva di attenzione agli altri. Come seme per far crescere la cultura dell'incontro, che si nutre di piccoli gesti, per esempio il caffè regalato al bar da chi neanche conosci. Forse un uomo attempato, un'impiegata, o un ragazzo che nel pagare il conto ha pensato ai meno fortunati di lui. E lo stesso si può fare con una cena, la spesa al supermercato, persino un viaggio. Puoi chiamarla carità discreta, speciale perché non si mette in mostra e non vuole riconoscimenti, però sa l'universo nascosto dietro la parola “gratuità”. Nelle notti fredde e solitarie di città ma anche nei pub nostalgici di chi si addormenta in fondo a un bicchiere. E poi più su, fino alle grandi tribolate emergenze, e ti commuove il racconto dei contadini che al confine tra Bielorussia e Polonia “dimenticano” nei prati o in cucina una zucca, un grande cavolo, qualche coperta. Serviranno ai profughi che spingono contro il muro di armi e indifferenza. Sospesi tra paura e speranza. In attesa di un gesto, di un abbraccio che trasformi il buio del cuore in fiammella di vita nuova.