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Il deltoide e la lezione (senza fine) della vita

Marco Voleri giovedì 28 gennaio 2021
«Calcolare l' area del deltoide? Ma cos'è il deltoide? E a cosa serve conoscerne l'area?». Marco era un dodicenne, sopra al libro di matematica. Enrico – suo zio – sorrideva. «Non è difficile, dai: diagonale maggiore per diagonale minore diviso due». Marco sbuffava mentre scriveva con la penna sul foglio. Il dorso della sua mano mancina si sporcava sempre. «Perché i miei compagni sono destri e non si sporcano mentre fanno la lezione?». Non si finisce mai di imparare. Quante volte questa frase vi ha infastidito? Prima come postulato, poi come frase fatta, quasi fosse il tappo perfetto a ogni bottiglia da chiudere e conservare con cura. Quando si può smettere di imparare? C'è una regola, una patente, un titolo che ti permettere di spegnere l'interruttore dell'apprendimento? Mi sa che non funziona così. I ritmi di crescita, i cambiamenti, l'incredibile evoluzione che ogni giorno il nostro mondo affronta sono un'opportunità immensa per fare quasi tutto, tranne una cosa: smettere di imparare.
Prendiamo il nostro lavoro: lo sappiamo bene, non resta sempre uguale: progetti, idee, aspirazioni, cambiamenti. E ancora: l'amore. Non è una cosa su cui non si smette mai di imparare? Ci insegna ogni giorno qualcosa di nuovo, anche nostro malgrado. E dal nostro corpo non impariamo forse ogni dì qualcosa di nuovo? Certo, perché quello che indossavamo ieri non è quello in cui entreremo domani. Una specie di abito in pelle umana che ogni giorno muta, dal graffietto ai capelli da spuntare, colorare o rasare. Si impara perché si ha voglia di ascoltare i propri bisogni. Fai stretching tutti i giorni? E allora perché non fare lo stesso con il tuo cervello? Imparare significa anche rimanere in forma mentalmente, adattarsi alle novità, belle o brutte che siano.
Marco molti anni dopo si è trovato sul lettino di un fisioterapista che, tronfio di sapere, gli ha parlato dell'importanza del muscolo deltoide per la spalla. «Sai cos'è vero?». «Certo, alle medie era la mia figura geometrica preferita!».